Comunicazione presentata al Congresso dell’Association Française d’Audio-Psycho-Phonologie*,* Bordeaux, 22 novembre 1981*, dal* Dr David Feldman (8 rue du Général Koenig, 33600 Pessac).

La fonosensibilità e i test d’ascolto. Perché il test d’ascolto tradizionale — limitato alla via aerea e alle reazioni verbali — passa accanto all’essenziale? Presentazione di un test di fonosensibilità multi-modale elaborato sotto il patrocinio dell’AFAPP.

L’importanza e i limiti dei test d’ascolto

I test d’ascolto hanno un’importanza capitale nei vari domini dell’acusticoterapia, giacché sono lo strumento fondamentale nel processo di diagnosi e la guida principale per la formulazione degli iter terapeutici.

L’obiettivo di un test d’ascolto è misurare e interpretare la reattività dell’organismo a uno stimolo sonoro iniettato attraverso l’orecchio. Lo stimolo può essere di natura pura, linguistica o musicale, di una durata variabile e generato a un’intensità anch’essa variabile. Le divergenze tra la natura acustica e significativa dello stimolo, e le reazioni esteriorizzate (classicamente verbali o grafiche) del soggetto, sono interpretate in séguito come d’origine organica, funzionale o psicologica.

Il test indica l’esistenza di un processo patologico nella modalità sensoriale uditiva e — identificando grosso modo la natura del processo — aiuta a programmare il trattamento clinico. L’applicazione periodica del test consente di interpretare la progressività e l’efficacia degli iter clinici.

Le limitazioni dei test tradizionali

L’importanza del test d’ascolto è dunque indiscutibile. È per l’appunto il ruolo centrale del test d’ascolto a imporre condizioni abbastanza rigorose sulla sua organizzazione e il suo contenuto. Qualche limitazione si manifesta sin dall’inizio:

  • I test d’ascolto tradizionali si limitano a iniettare il suono esclusivamente per via uditiva, e di preferenza per conduzione aerea.

  • Gli stimoli sono assai sovente limitati al tono puro, al discorso linguistico globale o al discorso musicale globale.

  • Le reazioni esteriorizzate del soggetto sono caratteristicamente ristrette alle modalità verbali e grafiche.

Ora, si sa che tutta la superficie del corpo è costellata di terminazioni sensoriali sensibili agli stimoli vibratori e sonori. Pur ammettendo l’adattamento speciale dell’orecchio al compito della ricezione sonora, è tuttavia vero che tutto il corpo sia, in un senso, fonosensibile.

La fonosensibilità del corpo intero

La depolarizzazione dei neuroni fonosensibili alla superficie del corpo implica la possibilità di una reazione corporea al suono nel circuito dei riflessi autonomi — di cui il cervello prende coscienza soltanto posteriormente. Il messaggio che giunge alla coscienza è già complesso, giacché comporta l’elemento sonoro e le sensazioni dell’azione riflessa sulle grandi funzioni neuro-fisiologiche. Vale a dire che lo stimolo sonoro originario è stato filtrato da tutta una serie di messaggi enterocettivi complementari e quasi simultanei.

A loro volta, il processo enterocettivo e le alterazioni prodotte sulle grandi funzioni liberano quantità di neuro-mediatori il cui effetto sull’attività elettro-chimica del cervello altera la ricezione uditiva e l’interpretazione del messaggio sonoro. Bloccando sperimentalmente la fonosensibilità delle vie nervose al di là dell’orecchio, il suono ricevuto per via uditiva sembra provocare tali risposte involontarie la cui propriocezione ha un effetto diretto sull’attività corticale.

È necessario insistere sulla natura «non intellettualizzabile» di tali reazioni nate nell’enterocezione, poiché la loro azione sull’espressione verbale e grafica del soggetto è estremamente sottile. Per contro, la loro azione è direttamente misurabile mediante la miografia, la cardiografia, la galvanometria e tecniche associate.

Il ruolo dell’emittente

Ogni messaggio sonoro complesso — come i messaggi linguistici o musicali — permette al minimo due livelli d’analisi: semantico e acustico. Il messaggio sarà interpretato (e le reazioni saranno programmate) dal soggetto non soltanto in funzione dei propri codici culturali e delle proprie esperienze vissute, ma altresì in funzione della propriocezione delle reazioni involontarie e delle alterazioni sulle grandi funzioni neuro-fisiologiche prodotte dagli elementi sonori individuali contenuti nel messaggio.

Ciò spiega perché si osservino reazioni differenziate in un solo soggetto a séguito della ricezione di un messaggio il cui contenuto significativo resti stabile, ma il cui emittente cambi. La medesima frase musicale cantata da un uomo, e poi da una donna, determina reazioni differenti nel medesimo soggetto. Tale medesimo fenomeno è stato osservato in rapporto ai messaggi linguistici, e — in una misura meno drammatica — in rapporto ai suoni strutturati.

Altri fattori intervengono in tale processo:

  • il contenuto significativo del messaggio;

  • lo stile linguistico o musicale del messaggio;

  • i legami di famiglia o di amicizia tra il soggetto e l’emittente;

  • la forma dell’iniezione sonora: mediante cuffie, mediante vibratore, nell’ambiente aereo, in un ambiente acquatico, ecc.

Il Test di Fonosensibilità (AFAPP)

In considerazione di tali fatti, il test d’ascolto diviene in effetti un test di fonosensibilità. Per meglio orientare il nostro studio degli elementi che compongono un tale test, ecco i fogli di spoglio di un test elaborato sotto il patrocinio dell’Association Française d’Audio-Psycho-Phonologie.

Le nove categorie di stimolo

  1. Suoni puri (audiometria classica).

  2. Linguaggio (voce sconosciuta) — test SRT, SDL, MCL/TD.

  3. Suono non strutturato (rumori diversi).

  4. Suono strutturato (suoni identificabili: vetro rotto, clacson…).

  5. Musica convergente (rassicurante).

  6. Musica divergente (insicurizzante).

  7. Timbri di voce parlata: madre, padre, fratelli/sorelle, personale terapeutico.

  8. Timbri di voce cantata: Soprano, Alto, Tenore, Basso (S/A/T/B), e combinazioni (SATB).

  9. Timbri strumentali: percussione, legni, archi, ottoni, pianoforte, organo.

Tre modalità d’iniezione

Ciascuno di tali stimoli viene iniettato tre volte secondo tre modalità:

  • CA (Conduzione Aerea) — mediante auricolari, via uditiva classica. Nota: il semplice fatto di posare auricolari su un soggetto provoca già alterazioni fisiologiche e psicologiche importanti (ritmi cardiaco e respiratorio, sentimenti di chiusura e di angoscia). Un test esclusivamente in CA rischia di presentare dati già trasfigurati dal semplice effetto del portare le cuffie.

  • CO (Conduzione Ossea) — mediante vibratori cranici. La pressione su diverse parti del cranio può evocare risposte non uditive, paragonabili a quelle osservate con le cuffie.

  1. Vibratori sui grandi piani ossei — colonna, sterno — o sulle grandi cavità cave (addome).

  2. Vasca vibrante — vibratori sulle facce esterne di una vasca ad acqua tiepida nella quale il soggetto è immerso. Preciso ma costoso; obiezioni psicologiche (nudità, pudore) e ambiente liquido non abituale.

  3. Divano pneumatico — il soggetto si distende su un divano in plastica gonfiabile, vibratori esterni, onde sonore che si propagano nell’ambiente aereo interno. Misurazioni effettuate sul dorso e sul ventre. Compromesso più pratico: amplificazione minore di quella per la trasmissione liquida, problemi psicologici meno notevoli.

Le nove categorie di stimolo in dettaglio

1. Suoni puri: l’audiometria

Tale prima categoria appartiene al dominio dell’audiometria classica. I risultati — per conduzione aerea e ossea — sono indicati su un audiogramma standard.

2. Linguaggio

Tre test destinati a determinare la capacità del soggetto per la percezione del linguaggio:

  • SRT (Speech Reception Threshold) — soglia d’intensità necessaria per riconoscere una lista di parole di due sillabe.

  • SDL (Speech Discrimination Level) — soglia per riconoscere una lista rappresentativa di fonemi materni (generalmente, soglia = 50% di risposte corrette).

  • MCL/TD (Most Comfortable Level / Threshold of Discomfort) — livello di tolleranza, che si trova normalmente tra 50 e 70 dB al di sopra dell’SRT.

Per un paziente che non sia capace di ripetere — per esempio un bambino — è possibile dargli una serie grafica per la parola in questione, o chiedergli di scrivere o disegnare ciascuna parola.

3 e 4. Suoni non strutturati e strutturati

I suoni sono registrati su nastro magnetico a 0 audiometrico e iniettati per via aerea attraverso l’audiometro. Le risposte raggiungono la soglia quando il soggetto diviene capace di identificare ciascun suono — verbalizzando o in rapporto ai disegni.

5 e 6. Musica convergente e divergente

Tali categorie mirano le reazioni del soggetto a uno stimolo musicale — variabili secondo l’organizzazione melodica, armonica, ritmica e strumentale del brano. Distinzione tra:

  • la alta reattività rassicurante (musica convergente): toni fondamentali della linea melodica che si trovano nelle bande passanti della voce umana parlata, struttura melodica semplice, struttura armonica maggiore, modulazioni dinamiche poco numerose;

  • la alta reattività insicurizzante (musica divergente): toni fondamentali fuori-banda della voce parlata, struttura melodica complessa, struttura armonica minore o dissonante, modulazioni dinamiche frequenti.

Qualche osservazione:

  1. La musica suonata da un ensemble di strumenti ad archi è convergente o divergente secondo tali parametri; suonata da un ensemble di strumenti a fiato, è divergente per definizione.

  2. La musica suonata su uno strumento solista non armonizzante e senza accompagnamento: la reazione convergente è ammessa allorché la linea melodica si trovi nell’ottava superiore o inferiore all’ottava delle bande passanti della voce parlata.

  3. Per ridurre le reazioni falsate, si evita l’utilizzo di musica eccessivamente associata a un contesto socio-culturale particolare (marce militari, sigle dell’audiovisivo). Ninne nanne e folklore sono riservati al programma terapeutico.

  4. Le stimolazioni musicali sono iniettate senza filtraggio durante il test (lo scopo è valutare la risposta globale). Il filtraggio selettivo è invece utilizzato negli iter terapeutici.

7. Timbri di voce parlata familiare

Tale categoria si occupa delle caratteristiche delle voci delle persone con le quali il soggetto vive una relazione affettiva speciale: madre, padre, fratelli, sorelle, e — trattandosi di un paziente già in trattamento — il personale clinico direttamente incaricato del suo caso.

8. Timbri di voce cantata

I brani scelti sono normalmente canzoni folkloriche del paese d’origine del paziente per evitare l’intellettualizzazione del contenuto musicale. Quattro tessiture isolate o combinate: Soprano (S), Alto (A), Tenore (T), Basso (B), e la combinazione SATB.

9. Timbri strumentali

Uno stesso brano è suonato dai diversi strumenti — percussione, legni, archi, ottoni, pianoforte, organo. Si scelgono le melodie delle canzoni folkloriche per fissare l’attenzione del soggetto sul timbro caratteristico di ciascuno strumento o gruppo di strumenti.

L’importanza della reattività differenziale del soggetto rispetto al timbro strumentale o vocale non è stata sufficientemente apprezzata. Esempio: un soggetto che accetti senza reattività anormale un brano suonato all’oboe ma che reagisce in modo straordinario al medesimo brano suonato all’organo — strumento ch’egli associa a una reazione fobica legata alla propria esperienza religiosa d’infanzia.

In tutte le categorie del test, gli stimoli sono iniettati a «zero audiometrico» e senza filtraggio — tali variabili essendo riservate agli iter terapeutici.

Le dieci categorie di risposta misurate

L’organismo reagisce allo stimolo sonoro in maniera molto più variata delle sole reazioni verbali e grafiche tradizionalmente misurate. Le dieci categorie principali di risposta sono:

  1. La reazione grafica — differenziata tra scrittura e disegno. La scrittura, essendo un’attività di assai alta coordinazione oculare-manuale, subisce sotto stimolo sonoro alterazioni sottili calligrafiche difficilmente reprimibili coscientemente. Per il disegno: sfruttamento del campo offerto, scelta dello strumento grafico, composizione cromatica, natura dei tratti, contenuto figurato.

  2. Le reazioni motorie strutturate — il soggetto effettua una serie di attività psicomotorie (associazioni di forme geometriche) sotto stimolazione sonora. Parametri: tempo reattivo, tempo globale, qualità delle risposte.

  3. Le reazioni motorie volontarie — il soggetto è invitato a spostarsi liberamente e ad accomodarsi nelle posture di sua scelta. Valutazione in rapporto al ritmo, alla velocità, all’intenzionalità dei movimenti e alla stereotipizzazione delle posture.

  4. Le reazioni verbali — il soggetto verbalizza liberamente durante l’iniezione sonora. Discorso registrato, analizzato secondo la scala di Pittenger.

  5. L’EEG — mediante l’elettro-encefalografia, l’attività spontanea delle grandi cellule piramidali degli strati IV e V della corteccia è analizzata.

  6. L’attività cardiaca.

  7. L’attività respiratoria.

  8. L’attività termica del corpo. (Le alterazioni cardiaca, respiratoria e termica allo stimolo sonoro influenzano il metabolismo generale dell’organismo — fra cui il metabolismo cerebrale, particolarmente essenziale nell’equilibrio degli stati psichici.)

  9. La reazione motoria involontaria — il suono produce reazioni involontarie sulla muscolatura liscia, partendo dalla depolarizzazione delle terminazioni nervose cutanee e passando attraverso gli archi riflessi. Riflessi percepiti propriocettivamente dall’organismo, tradotti in alterazioni misurabili sui parametri delle grandi funzioni.

  10. Lo studio biochimico — prelievi di sangue e di urina durante l’iniezione sonora, che consentono di identificare i neuro-mediatori influenzati dallo stimolo sonoro e — per ciò — di identificare parzialmente la natura degli eventuali blocchi manifestati dal soggetto nel sistema nervoso centrale. Lo studio della psicochimica è sempre incompleto, ma la sua importanza è indiscutibile.

Effetto della posa delle cuffie (illustrazione sperimentale)

Per mostrare l’importanza della modalità d’iniezione, ecco un esperimento semplice: una posa di cuffie (senza alcuno stimolo sonoro) per tre minuti, su undici soggetti, misurata su tre piani:

  • Piano fisiologico — ritmo cardiaco: sette soggetti hanno manifestato un aumento, uno solo resta insensibile, uno ha manifestato una diminuzione.

  • Piano psicomotorio — tempo d’esecuzione di un semplice compito di associazione di forme geometriche: due soggetti hanno migliorato il loro tempo, otto l’hanno deteriorato, uno solo resta insensibile.

  • Piano psicologico — manifestazioni verbalizzate di stato d’animo.

Un test di fonosensibilità effettuato esclusivamente per via aerea sotto cuffie rischia dunque di presentare dati già trasfigurati dal semplice effetto della posa degli auricolari. Lo sfruttamento delle vie ossea e corporea non serve soltanto ad allargare il test d’ascolto mediante le vie disponibili per iniettare il suono — esso controlla altresì l’interferenza della modalità d’iniezione nei risultati.

Conclusione

L’utilizzo del test di fonosensibilità sino al presente consente di affermare che:

  1. Sembra colmare le lacune dei parametri misurati nei test d’ascolto tradizionali — parametri la cui importanza è tuttavia fondamentale.

  2. Fornisce dati concernenti le reazioni specifiche di un soggetto a uno stimolo sonoro — la cui esattezza e ampiezza sembrano assicurare basi affidabili per l’elaborazione di un programma terapeutico acustico individualizzato, secondo la natura dell’affezione nonché secondo la personalità sempre unica del paziente.

Tale test di fonosensibilità è stato utilizzato in parecchi paesi, in condizioni assai variate e in diversi domini: rieducazione, psichiatria, psicologia clinica, acusticoterapia. Un riassunto statistico delle esperienze è disponibile presso l’autore.

— Dr David Feldman, 8 rue du Général Koenig, 33600 Pessac. Comunicazione al Congresso dell’AFAPP, Bordeaux, 22 novembre 1981. Si veda anche dello stesso autore: Introduction à la musicothérapie* (Bruxelles: Institut International d’Éducation Spécialisée, 1979);* Bases psycholinguistiques de l’apprentissage de la lecture et de l’écriture* (1978).*