Articolo apparso su Santé Magazine attorno al 1982. Interviste al dott. Alfred Tomatis, poi a Marie-Louise Aucher e al dott. Michel Odent.

Molte donne che hanno portato un bambino dentro di sé lo presentivano. La scienza sta confermandolo: sin dal 4° mese di gestazione, il feto reagisce ai suoni esterni; ma assai prima, l’embrione è all’ascolto della voce materna. Tale relazione tra la madre e il bambino rinnova l’idea che ci facevamo della nascita del mondo… Essa illumina di nuova luce la parola biblica: «In principio era il Verbo…»

Specialista in otorinolaringoiatria, audizione e iniziatore di importanti scoperte nei campi della voce e del linguaggio, il dott. Alfred Tomatis ha appena pubblicato La Nuit utérine*, bilancio di 25 anni di riflessioni. L’abbiamo interrogato.*

Prima parte — Intervista al dott. Alfred Tomatis

SANTÉ MAGAZINE: Le donne incinte rilevano sovente che il loro bambino si muove al momento preciso in cui risuona un grande rumore esterno — accordo d’organi in chiesa o passaggio d’aereo a reazione, per esempio. Come spiegare ciò?

Dott. ALFRED TOMATIS: Alcuni anni or sono, era pressoché vietato a una donna pensare di esprimere un’idea simile. E quando ho cominciato a inquietarmene attorno al 1954-1956, sono stato sorpreso, in occasione di interrogatori, di vedere quante di esse avevano già parlato e cantato per il loro futuro bambino. Attualmente, si sa non soltanto che vi è una possibilità per il suono di entrare attraverso la parete addominale dell’utero, ma si sa anche che il feto vi è sensibile.

S.M.: A partire da quale età?

Dott. A.T.: L’orecchio interno e l’orecchio medio sono normalmente strutturati, terminati sin dal quarto mese e mezzo della vita intrauterina. Movendo di lì, si è deciso un bel giorno — ma ho impiegato lungo tempo a farlo ammettere — che il feto udiva sin da quell’epoca. Ma ciò che non sono riuscito a far ammettere, e credo che occorra tuttavia che s’insista su questo, è che se un organo è terminato, diviene adulto così presto, ciò non vuol dire che non abbia funzionato prima.

Sostengo che l’embrione sappia udire cose, anche se non vi reagisce completamente. Se egli non vi reagisce, ciò significa che la sua struttura neurologica non gli consente ancora di raggiungere tutto il proprio potere funzionale e che le sue risposte sensoriali non sono forse ancora equilibrate. Ma non occorre per ciò concludere ch’egli non registri e non immagazzini informazioni.

S.M.: Che cosa la induce ad avanzare ciò?

Dott. A.T.: Vi citerò un caso che riferisco nel mio ultimo libro. Si tratta di una bambina che era affondata in un autismo, un ripiegamento totale su sé stessa, un distacco dalla realtà esterna. Quando abbiamo cominciato a occuparcene, il padre aveva notato assai rapidamente che tale bambina rispondeva meglio all’inglese che al francese. Ciò che mi sembrava evidente, è che la madre doveva aver parlato inglese durante la gravidanza. Il padre lo ha negato all’inizio. Ma, qualche giorno più tardi, è venuto a segnalare che avevo ragione: durante i primi tre mesi della gestazione, sua moglie aveva lavorato in un’impresa di import-export e si era espressa soltanto in inglese durante tutto tale periodo. L’embrione era già stato segnato, «imbevuto». Significa che l’orecchio essendo già in formazione mette una parte del sistema nervoso parimenti in formazione, anche se esso non è molto elaborato. I primi relè nervosi possono aver immagazzinato molte cose, e quando il sistema nervoso è più sviluppato, si può vedere tutto tale insieme proiettarsi a poco a poco nell’albero cerebrale che si sta fabbricando. Ma vi può essere attività ben prima.

Se si ammette la partecipazione uditiva, e, perché no, già psicologica del feto, ci si può porre la questione del suo inizio e interrogarsi sulla responsabilità di accettare l’aborto. Non appena si tocchi alla vita, sia a un qualunque livello, fetale o embrionale, sarà sempre un’eutanasia.

S.M.: Come può la voce della madre pervenire sino all’orecchio del feto?

Dott. A.T.: In realtà, non se ne sa troppo. Penso, per parte mia, che tutti i rumori della voce della madre passino dalla colonna vertebrale: tutto l’osso vibra e, appoggiando l’utero mediante la parte posteriore sulla colonna, vi è emissione. Attualmente, si ammette in ogni caso che la voce materna passi, mentre ciò non era ancora evidente qualche tempo fa.

S.M.: Talune voci sono percepite più facilmente di altre?

Dott. A.T.: Il supporto della voce della madre — il linguaggio — passa nei gravi, ma la voce stessa passa negli acuti. Sono due cose differenti. E ciò che ci assicura di tali possibilità di percepire soprattutto la voce della madre, è vedere come l’orecchio si organizzi. Esso si costruisce, è vero, come un orecchio adulto sin dal quarto mese e mezzo, ma — ed è impressionante — opera un po’ come un filtro: non ode i gravi, ma soltanto gli acuti. In altri termini, tutti i rumori interni della madre non sono percepiti dal feto, altrimenti sarebbe drammatico vivervi dentro. Ebbene, forse la natura, che fa sempre bene le cose, ha permesso che non li si oda. È una nozione che dimentichiamo, ma essa è nota agli anatomisti da assai lungo tempo.

S.M.: Vorremmo evocare un altro caso preciso che fa entrare in gioco non soltanto l’ascolto del feto ma anche la sua memoria. Dopo una nascita difficile, un neonato era in stato piuttosto cattivo e rimase molto corrucciato per più ore, sino a che sua madre intonò dolcemente un’aria che aveva cantato durante tutta la propria gravidanza, nella fattispecie «Jesus bleibet meine Freude» di J.-S. Bach. Il bambino reagì allora immediatamente con un’espressione di grande soddisfazione…

Dott. A.T.: Due elementi hanno giocato: è sicuro che un ritmo s’imprime, e nella cantata cui voi alludete vi è un ritmo straordinario, che innesca quasi una distensione, una sorta d’euforia, di pace. E poi, vi è l’altro fattore, capitale, quello della voce della madre.

Prendo un altro esempio: esiste un segno che si chiama segno di Thomas. Osservate un lattante di qualche giorno. Chiunque può parlare, esso non si muove. Se lo si mette in posizione seduta, vi si mantiene. Ma se mai la madre parla, esso cade dal lato della voce materna. Vi è subitamente una sorta di attrazione enorme, di magnetismo straordinario innescato dalla memoria di tale voce. Altro esempio: quando un lattante si mette a poppare, chiunque può parlare, ciò non lo disturba affatto. Se per caso la voce della madre si fa udire, il lattante si arresta e ascolta.

Si sono potute fare esperienze che vanno ancora oltre, presso l’animale: in un branco, se inserite a un dato momento altoparlanti che diffondono la voce della madre generatrice, vedete l’animale, anche se stava mangiando, dirigersi immediatamente verso l’altoparlante.

L’impronta della voce materna è importante, ma nel caso che mi avete citato, è vero, anche il ritmo ha potuto giocare.

S.M.: Voi parlate di ritmo. Il lattante può riconoscere una melodia ben particolare?

Dott. A.T.: No. Egli non la riconosce, perché il suo orecchio non funziona ancora come quello dell’adulto. Esso integra per «pacchetti» di suoni, di cui non fa ancora l’analisi con facilità. E assai sovente, purtroppo, molte orecchie continueranno in seguito, se non vogliono sapere, a percepire soltanto per pacchetti. Ciò darà più tardi bambini con difficoltà d’ascolto: non vi sarà potere d’attenzione, capacità di selettività.

S.M.: Come saranno accolte le constatazioni che lei ha fatto?

Dott. A.T.: All’inizio, tredici anni or sono, sostenere che il feto ode, ascolta, si esprime, mi è valso numerose censure presso gli ambienti scientifici e medici. Ma resto nella mia linea, e sono gli altri a unirsi. Sono essi, in effetti, ad aver apportato prove di ciò che avevo detto. All’estero, ma anche in Francia, ciò è sempre più ammesso.

S.M.: Più che in Francia?

Dott. A.T.: Sì. Credo che non si sia profeti in patria né nella propria famiglia — la mia famiglia è la famiglia medica — quindi avrò forse ancora qualche difficoltà. Per contro, nell’America del Nord, per esempio, attualmente, tutto il movimento psichiatrico è in accordo con ciò che ho fatto. E in ogni caso, dappertutto, si ammette ora che il feto ode, e che ode la voce di sua madre.

S.M.: Taluni suoni percepiti dal feto possono più tardi continuare ad agire in modo particolare sul bambino e persino sull’adulto?

Dott. A.T.: Sì. Diffondete rumori di cuore assai amplificati: ciò può essere assai angosciante. Per converso, si sono già utilizzati i rumori di cuore della madre in nido per cercare di risvegliare i bambini, i prematuri segnatamente, e ciò li aiuta un poco. Ma non quanto la voce della madre che, essa, li vivifica sempre.

Posso darvi un esempio vissuto: facciamo molte ricerche su ciò, e ogni persona che viene al Centro che dirigo viene a vederci perché soffre di disturbi della comunicazione, dell’ascolto (non dell’audizione, è differente), del linguaggio, dell’inter-relazione, della concentrazione, della memoria. E in tutte queste persone ristabiliamo una sorta di educazione primordiale che è ascoltare; in seguito, il soggetto si prende in carico e rientra nella dinamica della vita. Ogni volta che si fa un’educazione di questo tipo, lavorando con musiche, è sempre Mozart a dare i maggiori risultati, così come canti gregoriani di certi tipi. Se il soggetto ode la voce di sua madre come in utero, grazie a una sorta di filtro, mentre ha già fatto tutto il cursus musicale, innescare reazioni che erano ancora sconosciute prima. In altri termini, l’impronta della voce materna rappresenta qualcosa di straordinario.

S.M.: Tenuto conto di ciò, quali consigli darebbe ai genitori che attendono un bambino?

Dott. A.T.: Direi semplicemente: parlate, cantate al vostro bambino durante tutta la gravidanza. La voce materna è lo strumento di strutturazione più potente che conosciamo. Essa prepara alla nascita — e, oltre, a tutta la vita di relazione.


Seconda parte — Esperienza in ambiente ospedaliero

Appassionati dall’intervista che ci aveva accordato il dott. Alfred Tomatis, siamo andati all’incontro di Marie-Louise Aucher, cantante, e del dott. Michel Odent, medico che, da più di tre anni, dirigono prove di canti per le future mamme alla maternità dell’ospedale di Pithiviers. Il clima più affettuoso e più disteso ottenuto nel servizio a seguito di tale pratica, lo sviluppo del bambino alla nascita — meno inquieto, pacato, euforico — sembrano confermare che le osservazioni che vi hanno fatto sono sorprendenti. Marie-Louise Aucher è cantante; il dott. Odent è ostetrico.

SANTÉ MAGAZINE: Marie-Louise Aucher, che cosa ha apportato al lavoro che fa con il dott. Odent?

MARIE-LOUISE AUCHER: Osservo che i bambini nati da madri che hanno molto cantato durante la propria gravidanza hanno la parte alta del corpo assai più sviluppata degli altri sul piano neurologico. Essi possono mancare segnatamente di ciò che si chiama «la pinza» — l’attitudine alla prensione del pollice con le altre dita — assai rapidamente, mentre normalmente è qualcosa che viene assai più tardi. Sul piano caratteriale, tali bambini sono più dolci, dormono bene, sembrano felici di vivere, assai affettuosi; si accomodano di molte situazioni in cui gli altri piangono generalmente.

S.M.: Come spiega lei ciò?

M.-L. AUCHER: L’orecchio è l’organo che ha per missione di analizzare i suoni, ma in effetti è tutto il sistema nervoso, è l’insieme del corpo a riceverli. Per il feto, ciò passa (anche prima della formazione dell’orecchio, al quinto mese) per il tramite delle vibrazioni del corpo della madre. Ora, le quattro ottave che l’uomo e la donna possono cantare l’una di seguito all’altra hanno una ripercussione sulle quattro zone del nostro corpo: un’ottava per le gambe, una per il bacino, una per il torace e una per la testa. I suoni acuti vanno verso la parte alta del corpo, i suoni gravi verso il basso. Quando il padre, cantante professionista o no, esercita sovente la propria voce di basso, si osserva nel bambino un tono degli arti inferiori relativamente più elevato.

S.M.: La semplice voce parlata non produce lo stesso effetto?

Dott. ODENT: Se è la voce che canta, è infinitamente più ricca come informazione per il cervello del feto che se è soltanto la voce che parla, soprattutto quando ci si esprime in francese, poiché siamo in bande di frequenze assai limitate. Quando si canta, si percorrono tutte le gamme di frequenze utilizzabili che può emettere la nostra voce. Talune lingue — il russo per esempio — utilizzano bande assai ricche. Ebbene, tutti sanno che la lingua materna russa va di pari passo con un apprendimento assai facile delle lingue moderne e con doni musicali assai accentuati. Ora, i piccoli Russi, sin dalla prima infanzia e persino in utero, percepiscono vibrazioni in bande di frequenze assai varie, assai ricche. Non è senza dubbio per caso!

S.M.: Il bambino riconosce canzoni che sua madre gli cantava quand’era incinta?

Dott. ODENT: Ne abbiamo avuto l’impressione. Penso in particolare a un caso ben preciso. Accadeva venti minuti dopo la nascita. Il padre ha messo assai forte un disco di una canzone di Eva, e a quel momento, il bambino ha immediatamente risposto col sorriso. Ora, si dà che la madre, durante la propria gravidanza, ascoltava sovente tale disco e talora persino danzava sul ritmo corrispondente. Là, abbiamo veramente avuto un’impressione di attenzione, di risposta.

S.M.: Marie-Louise Aucher, come è stata indotta a fare tali osservazioni?

M.-L. AUCHER: Ho cominciato come solista da concerto, cantante. Mi ero accorta che, all’ascolto di certi accordi, provavo sempre una medesima sensazione sul corpo e nei medesimi posti: l’accordo di re, particolarmente, al plesso solare, o pure il sol grave al livello del ginocchio. Altri musicisti mi hanno affermato di avvertire la stessa cosa; Schumann del resto ne aveva parlato. Mi sono dunque messa a studiare sistematicamente le ripercussioni dei suoni sul mio sistema nervoso e alla periferia del corpo, nonché le incidenze delle quattro ottave di cui vi ho parlato. Ho così ritrovato senza saperlo il tracciato elementare dell’agopuntura. Da tale ricerca è nata la psicofonia, che si può definire come un metodo auto-sperimentale d’armonia fisica e psichica grazie allo studio della voce parlata e cantata.

S.M.: Come sono state accolte le sue osservazioni negli ambienti interessati?

M.-L. AUCHER: Preferisco dirvi che tanto nell’ambiente medico quanto in quello del conservatorio, ho fatto ridere la gente! Poi ho incontrato persone assai qualificate, capaci di fare tutto il collegamento, di comprendere, e che mi hanno potentemente aiutata. Vi è stato Marcel Martiny, professore di biotipologia all’École d’anthropologie. È lui ad avermi fatto cogliere su cosa fossi e i rapporti con l’agopuntura. Poi ho avuto il professor Raoul Husson, che era titolare della cattedra di foniatria alla Sorbonne. Ho avuto anche Paul Chauchard, professore di neurofisiologia, che è presidente d’onore della nostra Association française de psychophonie e che ha prefazionato il mio libro.

S.M.: Prima di venire a Pithiviers, aveva già lavorato in collegamento con l’ambiente medico?

M.-L. AUCHER: Più ospedali sono venuti a offrirmi di lavorare per vedere cosa il canto potesse fare, anzitutto su grandi malati mentali a Charenton. Poi, all’ospedale Bichat, mi sono occupata dei bambini caratteriali e malati mentali assai lievi, e a Trousseau, di rieducazione funzionale. Infine ho incontrato il dottor Leboyer che mi ha messa in rapporto col dottor Odent. Lavoriamo nello spirito della nascita senza violenza, nel clima più affettuoso e più disteso possibile. Ciò non toglie nulla alla qualità tecnica delle cure, ci tengo a sottolinearlo perché si sono raccontate molte sciocchezze in proposito. Per un parto agevole e il meno doloroso possibile, la messa in pratica di tale meraviglioso equilibrio che procura il canto costituisce una preparazione non soltanto fisica (mediante le posture, le respirazioni, le contrazioni, le vibrazioni, ecc.), ma parimenti affettiva. Essa comporta un tono morale che fa sì che tutti siano di buon umore all’ospedale.

Dott. ODENT: Uno dei punti di partenza della nostra riflessione è che un tempo le donne incinte provavano il bisogno di cantare, ninnenanne in particolare. Quindi esse emettevano suoni da sé stesse, mentre oggi ascoltano la radio, la tv, dischi. È soprattutto passivo. Il miglior modo di evitare la patologia durante la maternità, il parto prematuro, ecc., è la gravidanza felice!

S.M.: Avete un repertorio particolare?

M.-L. AUCHER: Tutte le melodie tradizionali francesi, arie composte specialmente, ma anche belle canzoni moderne.

S.M.: E a tutte le future madri che non possono partecipare alle sue sedute, cosa consiglia?

M.-L. AUCHER: Cantare come possono, assai sovente e in famiglia se possibile. Tra parentesi, l’ascolto di musica registrata non è cattivo, a condizione di evitare gli eccessi, sia d’intensità vibratoria, sia di parossismo ritmico. Il «disco» non è molto indicato! E poi, dopo la nascita, che continuino a cantare. Il bambino, quando ode la voce di suo padre o di sua madre, acquisisce un orecchio assai migliore, il gusto della musica e quello della voce umana — il che è, per la formazione del suo linguaggio e l’equilibrio della sua personalità, primordiale.

Santé Magazine*, ca. 1982. Intervista al dott. Alfred Tomatis; intervista a Marie-Louise Aucher e al dott. Michel Odent.*