Comunicazione del sig. Waeyaert (Centro di Anversa, Belgio) presentata venerdì 11 maggio 1972 in occasione del II Congresso Internazionale di Audio-Psico-Fonologia a Parigi. Elaborata in seno all’équipe di Anversa sotto l’impulso del Dr Spirig — qualificato dall’autore come «vera locomotiva» del Centro — tale esposizione presenta, in una lingua tecnica notevolmente chiara, l’esame psicomotorio quale è praticato presso i bambini accolti: dislessici, balbuzienti, caratteriali, nonché debili mentali lievi, medi e gravi. La metodologia articola un profilo psico-motorio in otto sezioni (coordinazioni, equilibrio, rapidità, orientamento spaziale, percezione visiva, schema corporeo, strutturazione temporo-spaziale), test complementari (lateralità, sincinesie, rilassamento, respirazione, percezioni tattili, gnosi uditiva, ritmo) e un profilo della mobilità in tredici criteri. La sintesi finale distingue chiaramente i profili dei due grandi gruppi accolti e pone in evidenza — come conferma il Dr Sidlauskas presiedendo il dibattito che segue — la convergenza tra le difficoltà psicomotorie osservate e i disturbi uditivi identificati secondo le teorie del Pr Tomatis. La discussione raccoglie il Dr Sidlauskas, il Pr Tomatis (lungo sviluppo sulla respirazione, le sincinesie e l’immagine del corpo) e il sig. Dubard.

L’esame psicomotorio nel bambino

a cura del sig. Waeyaert
Centro di Audio-Psico-Fonologia di Anversa (Belgio)

II Congresso Internazionale di Audio-Psico-Fonologia — Parigi, 11-14 maggio 1972.

Introduzione

Prima di lanciarmi nell’esposizione propriamente detta, vorrei cogliere l’occasione di ringraziare vivamente il Dr Spirig, vera locomotiva del nostro Centro, che mi ha permesso, con i suoi incoraggiamenti e il suo sostegno, di portare a termine tale lavoro di lunga lena, e che non ha mai risparmiato né il suo tempo né i suoi consigli. È nel quadro del Centro di Anversa, e grazie alla fiducia che mi ha accordato, che ho potuto mettere a punto e sistematizzare l’esame psicomotorio quale ve lo esporrò.

Qualche osservazione generale

1. L’esame psicomotorio che pratichiamo si applica tanto ai bambini normali quanto ai bambini che presentano disturbi: lo facciamo su tutti i bambini accolti al Centro — dislessici, balbuzienti, caratteriali da un lato; debili mentali (debilità lieve, media e grave) dall’altro.

2. Tale esame non si limita a misurare l’età psicomotoria; mira a stabilire un vero profilo del bambino che ci informa tanto sulla sua maturazione neuro-motoria quanto sul suo modo di affrontare il mondo e di viverci.

3. Combiniamo test standardizzati (che ci danno un’età) e test d’osservazione che non si prestano a una classificazione per età ma che si sono rivelati indispensabili.

4. Il bambino è osservato in maniera individuale e in situazione di gruppo (segnatamente nel gioco) — la messa in comune di queste due osservazioni è capitale.

5. Tutti i nostri risultati sono riportati su un grafico unico, ciò che ci consente di dare al terapeuta, al genitore o al medico una visione d’insieme immediatamente leggibile.

Principio dell’esame e classificazione delle prove

Il principio che seguiamo consiste nell’esaminare successivamente le diverse funzioni psicomotorie, dalle più elementari alle più complesse. Abbiamo attinto nelle batterie esistenti le prove che rispondono alle nostre esigenze cliniche:

  • Test di Ozeretsky-Guilmain;

  • Scala di Gesell e test di C. Buhler (kleine Kindertests);

  • Test di Mira Stambak per la strutturazione ritmica;

  • Batteria Piaget-Head (fascicolo Galifret-Granjon) per l’orientamento spaziale;

  • Test di Marianne Frostig per la percezione visiva;

  • Test motorio di strutturazione visiva di Lauretta Bender (con adattamento Santucci/Galifret-Granjon);

  • Cubi di Kohs (scala Arthur);

  • Test dello schema corporeo di Berges-Daurat-Hmeljak-Stambak;

  • Profilo della mobilità di Van Roozendaal;

  • Test di tono-rilassamento del Dr Janseune (Belgio);

  • Test di Harris per la lateralità, completato dal test di Sevenoo.

I. — Profilo psico-motorio

Per i bambini sino a 6 anni circa, ci appoggiamo principalmente sui test di Gesell e di C. Buhler (Kleine Kindertests), eccellentemente adattati al piccolissimo. Oltre tale età, riprendiamo la prova di Ozeretsky-Guilmain che si suddivide come segue.

A. Coordinazione dinamica delle mani

Prove classiche della batteria Ozeretsky-Guilmain — mirano ad apprezzare la destrezza bimanuale (lanciare-riprendere, manipolazioni fini, opposizione pollice-indice, ecc.). Ciascuna prova dà un’età.

B. Coordinazione dinamica generale

Salti (a piedi uniti, su un piede), corsa, marcia in equilibrio, salto in lungo — il bambino è osservato nelle sue attitudini globali. I valori standard ci danno un’età.

C. Equilibrio — coordinazione statica

Mantenere una postura (in piedi piedi uniti, su un piede, occhi chiusi). Si fa la media dei risultati delle tre sotto-prove.

D. Rapidità

Test di puntinatura di Mira Stambak: fare più punti possibile in un tempo dato, in caselle di differenti dimensioni. Consente di apprezzare la velocità ma altresì la precisione del gesto.

E. Orientamento nello spazio — Piaget-Head

Batteria Piaget-Head adattata da Galifret-Granjon, applicabile dai 6-7 anni agli 11 anni circa. Comprende:

  • designazione delle parti del corpo;

  • riproduzione dei movimenti dell’esaminatore;

  • prova delle mani (con e senza inversione per effetto specchio);

  • prova detta «dell’omino» e riproduzione di schizzi spaziali.

Il test, rigorosamente standardizzato, dà un’età. È particolarmente rivelatore nei dislessici, che presentano sovente un ritardo significativo in tale strutturazione.

F. Percezione visiva — Test di Marianne Frostig

Il test di Frostig (Developmental Test of Visual Perception) esplora cinque aspetti della percezione visiva:

  1. la coordinazione occhio-mano;

  2. la percezione figura-sfondo;

  3. la costanza della forma;

  4. la posizione nello spazio;

  5. le relazioni spaziali.

Edizione francese al Centre de Psychologie Appliquée. Dà un’età di percezione visiva per ciascuno dei cinque sotto-test, e un totale.

F bis. Test motorio di strutturazione visiva — Lauretta Bender

Il bambino deve riprodurre figure geometriche presentate su cartoncini. Utilizziamo l’adattamento Santucci/Galifret-Granjon. Il test informa sulla maturazione visuo-motoria e su eventuali indici di disorganizzazione grafica.

F ter. Cubi di Kohs (scala Arthur)

I cubi di Kohs — secondo l’adattamento Arthur (A point scale of performance tests, Chicago, 1943) — danno una misurazione particolarmente fine dell’analisi-sintesi spaziale. Eccellenti per porre in evidenza le difficoltà dei dislessici.

G. Schema corporeo

Lo schema corporeo si definisce, secondo i lavori di Wallon, L’Hermitte, Le Boulch e Vayer, come la coscienza che l’individuo ha del proprio corpo, delle parti che lo compongono e dei loro rapporti mutui e con lo spazio ambiente.

Utilizziamo il test di Berges-Daurat-Hmeljak-Stambak (Centre de Psychologie Appliquée, Parigi). Tale test, che si applica a partire dai 4-5 anni, comporta tre fasi:

1a fase: Evocazione dell’immagine — per il volto si dà unicamente il contorno; per il corpo si dà la testa intera e il contorno del corpo. Il bambino deve mettere i pezzi nel punto esatto. Ciascun pezzo messo in posizione è tolto prima di lasciare mettere il successivo. A tal fine, occorre che possa riprodurre l’insieme mentalmente.

2a fase: La costruzione. Qui il bambino dispone di tutti i pezzi e deve coordinarli. Per ciò può pervenire a un apprezzamento delle differenti localizzazioni. La moltitudine dei pezzi rende il compito più difficile, soprattutto nel test del profilo in cui si deve scegliere tra i pezzi esatti e inesatti.

3a fase: La riproduzione. Qui il bambino deve ricostruire il volto o il corpo, avendo il modello sotto gli occhi. Ciò ci mostra in che misura il modello possa aiutarlo.

Il risultato è annotato in punti e confrontato con una tabella di valori normali. Il risultato di tali tre test ci dà ogni volta un’età di cui facciamo la media.

H. Le strutturazioni temporo-spaziali

a) Struttura ritmica di Stambak. L’esaminatore batte colpi ritmici (le mani nascoste dietro un cartoncino) che il bambino deve ripetere. Per esempio: tempi brevi con intervallo di un quarto di secondo, tempi lunghi con intervallo di un secondo. Ventuno strutture sono proposte (dalla più semplice « 0 0 0 » a sequenze complesse del tipo « 0 00 00 000 »). Dopo un errore, si riprende la medesima struttura; se il secondo tentativo è buono, il bambino riceve un punto. Ci si arresta dopo tre strutture mancate successivamente.

Valorizzazione — media di insuccessi:

NormaliDislessici
6 anni: 9meno di 9 anni: 10,5
8 anni: 5,76al di sopra: 8
10 anni: 3,26
12 anni: 3,4
15 anni: 0,5

Il test ci dà informazioni sulla percezione uditiva del bambino, segnatamente il potere di strutturare il tempo mediante analisi e mediante riproduzione di ciò che si ode, con una buona coordinazione neuro-motoria. I bambini con un ritardo di sviluppo del linguaggio non riescono in tale test, così come i dislessici, che ottengono risultati che mostrano un ritardo di 2 o 3 anni. Qui notiamo una relazione assai stretta tra la strutturazione del tempo da un lato e l’acquisizione del linguaggio e della lettura dall’altro. Ciò corrisponde alla teoria del Pr Tomatis, che vede i disturbi della percezione uditiva come causa di dislessia.

b) Simbolizzazione delle strutture spaziali. Le strutture spaziali sono rappresentate da piccoli cerchi di 3 cm di diametro presentati su un cartoncino. Si mostrano le strutture al bambino per 1 o 2 secondi e si chiede poi di disegnare ciò che ha visto. La prova è arrestata dopo due insuccessi consecutivi. Tale test ci mostra molto di più la percezione visiva delle strutture spaziali e dipende molto fortemente dalla percezione dell’occhio e dalla direzione della scrittura della mano.

c) Simbolizzazione delle strutture temporali. Tale test corrisponde alla lettura, che si fa qui riproducendo le strutture mostrate mediante piccoli colpi di matita. Le strutture sono parimenti presentate da cerchi di 3 cm di diametro. I bambini che presentano difficoltà di lettura hanno distintamente difficoltà a riuscire in tale test.

d) Trascrizione delle strutture temporali. Tale test corrisponde al dettato. Le strutture sono battute dall’osservatore e il bambino riproduce i cerchi su carta. Un tentativo per struttura e arrestare dopo due insuccessi.

Notazione per i test spazio-temporali: diciamo che il test sia riuscito se la strutturazione delle trascrizioni e delle riproduzioni è chiara e netta. Diamo un punto per prova riuscita. Facciamo il totale dei punti ottenuti nei differenti aspetti della strutturazione temporo-spaziale (massimo 40 punti). Inoltre osserviamo la mano impiegata, la direzione di trascrizione, il senso di rotazione dei cerchi, la comprensione dei simboli con o senza spiegazione.

Ecco una tabella secondo l’età:

6 anni6 punti
7 anni14 punti
8 anni19 punti
9 anni24 punti
10 anni27 punti
11 anni32 punti

II. — I test complementari

Tali test non ci danno sempre una determinazione di età, o sono annotati con un sistema di punti che non possiamo trasmettere sul nostro grafico, ma non per ciò sono meno utili.

A. Comportamento neuro-motorio

1. Test della lateralità. Lo scopo è di ricercare la lateralità primaria della persona — un test è valido solo se esamina attività che non sono state apprese sotto l’influenza dell’ambiente, della cultura, ecc. Per esempio, sarebbe falso determinare la dominanza della mano chiedendo al bambino di dare la mano. Facciamo tale test prima di tutti gli altri per evitare che il bambino si renda conto dello scopo dell’esame. Ciascuna prova è ripetuta tre volte, per avere più sicurezza. Impieghiamo il medesimo schema del Pr Tomatis, che è un adattamento del test di Harris. A ciò abbiamo aggiunto la dominanza dell’orecchio (test di Sevenoo, più per curiosità che per il suo valore — per fare un confronto con l’audiolaterometro).

Alcuni sotto-test per la dominanza della mano ci sembrano meno validi, segnatamente distribuzione delle carte, disegnare, scrivere, tagliare con forbici: tali attività possono essere troppo influenzate dall’apprendimento. Il risultato è rappresentato sotto forma di grafico:

  • D = a destra, 3/3

  • d = esitante, 2/3

  • M = alternativo (sinistra + destra)

  • g = esitante, 2/3

  • G = sinistra, 3/3

2. Le sincinesie. a) delle dita: mettendo il pollice in opposizione alle altre dita, l’una dopo l’altra, nelle due direzioni. Notazione: 1 = nessuna sincinesia, 2 = lieve, 3 = distinta, 4 = molto pronunciata. b) braccia e mani: prova delle marionette — gesti da riprodurre; si osserva la qualità dell’esecuzione (movimento corretto e flessibile, sincinesie leggere del collo, movimenti irregolari, grande difficoltà) e le sincinesie di riproduzione. c) dei piedi: in stazione eretta piedi uniti, allargare e riunire alternativamente le punte dei piedi, talloni in posto. Note da 1 a 4.

Osservazione: secondo gli studi di Mira Stambak e del professor de Ajuriaguerra, vi sono due specie di sincinesie — quelle che diminuiscono a partire dai 6 anni per scomparire tra i 10 e i 12 anni, e le sincinesie toniche che restano esistenti e che sembrano piuttosto legate a certi individui (per esempio le atetosi). Abbiamo constatato che i bambini normali e soprattutto i dislessici hanno almeno, se non più, sincinesie dei debili mentali.

3. Esame del rilassamento e paratonia. (L’impossibilità di inibizione motoria volontaria). Note: 1 = rilassamento completo; 2 = rilassamento intermittente; 3 = leggera tensione; 4 = tensione molto pronunciata. Ci serviamo del test del Dr Janseune (Belgio): palpazione del tono muscolare, resistenza nei movimenti passivi, elasticità delle articolazioni, caduta del membro sollevato, rilassamento delle braccia in posizione anteroflessa del tronco, verifica del rilassamento in posizioni coricata dorsale, laterale e ventrale. Osservazione: la padronanza del tono è assai legata alla motricità — un debile mentale ha molta più difficoltà a rilassarsi di un bambino normale. Stessa constatazione per i caratteriali. Non v’è regola generale: per esempio nei mongoloidi, non v’è paratonia, e in taluni debili mentali neppure.

4. Esame della respirazione. Osserviamo la respirazione spontanea, segnatamente toracica, diaframmatica o alto-toracica, nonché quella superficiale o profonda. Poi, il ritmo, la misurazione del tempo di espirazione e il blocco della respirazione. Perché tale osservazione? Sembra esservi una relazione tra la respirazione e il psichismo: una lunga espirazione va di pari passo con una buona applicazione. Un bambino ansioso non respira bene a causa delle proprie tensioni. I debili mentali, soprattutto i casi gravi, non hanno controllo sulla propria respirazione.

B. Comportamento percettivo-motorio

1. Percezioni tattili. Alcuni piccoli test, non annotati in punti e senza tabella di confronto, incentrati sul potere di riconoscimento stereognostico (occhi chiusi, senza rumore): a) riconoscimento di materie elementari — legno, ferro, vetro, carta, cartone, plastica, lana, gesso, cuoio; b) riconoscimento delle forme — cerchio, quadrato, triangolo, croce, sfera, semicerchio, rettangolo, lettere (A, O, Z, E); c) riconoscimento della grandezza (grande, piccolo, medio); d) riconoscimento del peso (leggero, pesante, più pesante); e) riconoscimento della temperatura (freddo, tiepido, caldo); f) riconoscimento della rugosità (rugoso, medio, liscio); g) riconoscimento della durezza (cartone, legno, ferro). Notazione mediante + e −.

2. Gnosi uditiva. I test impiegati sono meno esatti del test dell’audiometria e della selettività. Non abbiamo test propri standardizzati. Abbiamo quello di Stambak per la strutturazione temporale che aiuta a determinare la percezione uditiva, ma la gnosi uditiva non è testata. Abbiamo fatto alcuni test semplici annotati mediante + o −: a) rumori familiari (lasciar cadere una moneta d’argento, scuotere chiavi, accartocciare carta, spazzolare i denti, scrivere alla lavagna, chiudere un libro sbattendolo, strappare carta); b) rumori di oggetti rotolanti (distinguere piccole e grandi palle di legno, biglie di vetro / di plastica); c) riconoscere i suoni alti e bassi (con un flauto); d) riconoscimento della durata dei suoni; e) discriminazione di lettere e parole udite (occhi bendati) — si comincia con confronti molto differenti (a e o; b e i), poi con la stessa intonazione, infine il compito più difficile: lettere che si assomigliano nella pronuncia (m e n; v e f; b e p; t e d). Infine si impiegano parole come: blouse / pelouse — beau / peau.

C. Il Ritmo

Si fa mediante: 1. la vista (guardando il movimento del ritmo); 2. l’udito (ascoltando attentamente il ritmo); 3. il senso muscolare (mediante la sensibilità profonda e superficiale, che è fatta dalla memoria cinestetica che accompagna il movimento ritmico). Spiegazione della prova: iniziazione e riproduzione della cadenza del metronomo.

1. Ritmo rapido: 80 battiti al minuto. Il bambino è messo a una distanza di 2,5 a 3 m dal metronomo; un foglio è attaccato all’estremità del bilanciere, il bambino guarda e ascolta per qualche istante. a) Imitazione: il bambino deve battere con le braccia. b) Riproduzione: il bambino deve battere le mani nello stesso ritmo (senza muovere le braccia). Qualificazione: + se tutto è sincronizzato, − se vi sono difficoltà di accomodazione.

2. Ritmo lento: 60 battiti al minuto. Idem procedimento.

III. — Profilo della mobilità (Van Roozendaal)

Là dove il profilo psicomotorio ci dà l’evoluzione del bambino a un’età ben determinata, sul piano della psicomotricità, il profilo della mobilità ci dà molto di più i suoi comportamenti generali, nei movimenti, vediamo qui i riflessi delle sue relazioni con il mondo esterno. I cambiamenti sul primo piano ci indicano i cambiamenti da una tappa all’altra. Tali cambiamenti si manifestano nei differenti stadi della vita: l’incoordinazione del bambino assai giovane, la padronanza e l’equilibrio nell’adulto, l’incertezza e la perdita di controllo dei movimenti nelle persone anziane. Abbiamo preso le 13 categorie di movimenti secondo Van Roozendaal, ma adattate alle capacità del bambino. Le note date vanno da 0 a 10. La media delle prestazioni normali dei bambini che vengono da noi in trattamento è utilizzata. I limiti alto e basso nei risultati ci danno indicazioni per il trattamento.

Tale gruppo di test pone l’accento sulla motricità dell’espressione, sui movimenti propriamente detti. Accanto all’osservazione psicomotoria, tali movimenti si manifestano specialmente nel periodo di trattamento. È il test di clinici. Il test dell’olandese H.P. Van Roozendaal è alla base di tale test, ma egli l’aveva concepito per pazienti psicotici. Le 13 categorie di movimenti sono:

  1. Adattamento del senso della misura.

  2. La coordinazione verso un obiettivo finale.

  • 10-9: prende sempre parte al gioco ed è molto creativo

  • 8: prende sempre parte al gioco ed è creativo

  • 7-6: prende sempre parte al gioco

  • 5-4: prende parte al gioco, vede chiaro nel gioco

  • 3: prende di tanto in tanto parte al gioco, con poca sagacia

  • 2: gioca a malapena, poiché non comprende la situazione

  • 1-0: non gioca e non comprende nulla della situazione

  1. Adattamento all’equilibrio (punto d’appoggio e gravità).

  2. Armonia dei movimenti.

  3. Comprensione (perspicacia) dei movimenti mostrati.

  • 10-9: impara molto in fretta e sviluppa in fretta i movimenti appresi

  • 8: impara in fretta i movimenti anche difficili, e sviluppa

  • 7: impara i movimenti nuovi, li sviluppa

  • 6-5: impara lentamente, i movimenti appresi scompaiono

  • 4-3: non impara movimenti nuovi e gli antichi si perdono

  • 2: non impara, gli antichi se ne vanno in fretta

  • 1-0: non più modo di fare un test

  1. L’intensità dei movimenti.

  2. L’atteggiamento verso il movimento.

  3. Tecnica del gioco.

  4. Tattica del gioco.

  5. Modo di vivere il gioco.

  • 10-9: gioca in modo molto cooperativo e piacevole

  • 8: gioco cooperativo e piacevole

  • 7-6: gioco cooperativo

  • 5-4: gioco non cooperativo ma non disturbante

  • 3: non cooperativo e diviene disturbante

  • 2: gioco disturbante

  • 1-0: bambino da eliminare a causa del suo comportamento disturbante

In tali ultime situazioni, il giocatore non è orientato verso il gruppo, è egoista, disturbante e aggressivo.

Alcune constatazioni all’esame iniziale

Distinguiamo due grandi gruppi:

  • 1° gruppo: dislessici, balbuzienti, caratteriali.

  • 2° gruppo: disturbi mentali — debilità lieve, debilità media, debilità grave.

I. Sul piano della motricità di base. Primo gruppo: poco o nessun ritardo. Secondo gruppo: più l’intelligenza è debole, più il ritardo aumenta.

II. Sul piano della neuro-motricità. Perturbazioni nei due gruppi.

III. Sul piano della percettivo-motricità.

  • Schema corporeo — primo gruppo: difficoltà; debilità lieve: difficoltà; debilità media: serie difficoltà; debilità grave: ritardo molto grande.

  • Orientamento spaziale — idem schema corporeo.

  • Percezione visiva — primo gruppo: poche o nessuna difficoltà; debilità lieve: poche difficoltà; debilità media: difficoltà; debilità grave: serie difficoltà.

  • Percezione uditiva — primo gruppo: oggetti familiari normale, differenziazione suoni alti/bassi perturbata; debilità lieve: oggetti familiari normale, suoni alti/bassi perturbata; debilità media e grave: oggetti familiari perturbata, suoni alti/bassi perturbata.

  • Percezione tattile — primo gruppo: nessuna difficoltà; debilità lieve e media: nessuna difficoltà; debilità grave: perturbata.

  • Strutturazione temporo-spaziale — dislessici e balbuzienti: strutturazione temporale difficoltà, strutturazione spaziale nessuna difficoltà; debilità lieve e media: idem; caratteriali: nessuna difficoltà; debilità gravi: difficoltà sui due piani.

Qualità dei movimenti. Dislessici e balbuzienti: leggermente perturbata. Caratteriali: gravemente perturbata. Debilità lieve: ritardo leggero. Debilità media: ritardo medio. Debilità grave: ritardo molto serio.

Bibliografia

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Discussione a proposito dell’esposizione del sig. Waeyaert (Anversa)

«L’esame psico-motorio nel bambino» — Esame dello schema corporeo
Dibattito presieduto dal Dr A. E. Sidlauskas (Ottawa)

Dr Sidlauskas

Penso che voi tutti abbiate compreso quanto l’esame psico-motorio sia importante, perché la vita non si dimostra che mediante il movimento; tutto ciò che vive si muove e il psichismo, esso stesso, si esprime mediante il movimento. Ma tale psico-motricità dev’essere diretta, organizzata, canalizzata. Allorché sia perturbata, distribuita in maniera anarchica, ciò prova che vi sia qualcosa che non vada; l’energia psichica si trova allora frazionata in uno spargimento nel quale si perde.

Il lavoro che ha effettuato il sig. Waeyaert è, a mio avviso, di grande importanza, soprattutto per noi che siamo i rappresentanti delle idee del Professor Tomatis nel mondo più o meno esigente delle scienze. Bisognerebbe che tale sforzo fosse comunicato a tutti gli utilizzatori affinché potessimo, gli uni e gli altri, verificare se i dati esposti dal sig. Waeyaert si applicassero tanto ai Canadesi, quanto ai Belgi, agli Spagnoli, ai Sudafricani, ecc. Se perveniamo a realizzare veramente qualcosa di costruttivo, potremo offrire al mondo scientifico scale valide di misurazione di psicomotricità. Sino ad ora, i criteri in tale dominio sono ancora assai vacillanti dal punto di vista della validazione statistica e oggettiva. Voi comprendete dunque perché incoraggio con molto entusiasmo questo genere di lavoro.

Pr Tomatis

Personalmente, considero che non sia il sig. Waeyaert a doversi scusare di essere stato troppo lungo nella propria esposizione; credo piuttosto che siamo noi a doverci scusare di non avergli dato abbastanza tempo per comunicarci tutti i dati del suo lavoro di psico-motricità, affrontato dall’angolo dell’audio-psico-fonologia. Contrariamente a quanto pensa, lo invitiamo a lavorare ancor di più in tale via affinché possa offrirci l’anno prossimo un’esposizione di tale qualità.

È vero che ci manchi tale omogeneizzazione della ricerca in psico-motricità e sarebbe auspicabile, come ci diceva poc’anzi il Dr Sidlauskas, che potessimo avere griglie che consentano a tutti gli utilizzatori di cercare nella medesima direzione e di lavorare a partire dalle medesime basi. Per ora, siamo casi disordinati gli uni e gli altri, non avendo sufficienti elementi a nostra disposizione, non possiamo mai determinare il pronostico nonché il tempo necessario alla messa in opera dei circuiti di controllo, per una messa in carica di sedute, ecc. Sarebbe dunque utile avere un profilo della strutturazione psico-motoria soggiacente che ci consenta di sapere se l’organismo del soggetto si elaborerà, si organizzerà più o meno rapidamente in avvenire.

Vorrei che il sig. Waeyaert pensasse del tutto particolarmente all’organizzazione psico-motoria attraverso il linguaggio affinché possa offrirci l’anno prossimo test sotto i nostri occhi o le sue sperimentazioni a livello di ciascun centro. Gli chiedo anzitutto di considerare che, sul piano psico-motorio, per i test generali che si fanno a livello del comando formulato da colui che comunica le consegne o quelli del linguaggio, il comando formulato da colui che comunica le consegne o quelli del linguaggio dell’elaborazione di questo o quel movimento, di questo o quel gesto.

V’è una cosa che mi ha sempre molto interessato e che mi ha preoccupato del tutto particolarmente da qualche anno, è quel fenomeno di tassità o perdita del tono in funzione del temperamento del soggetto. Vorrei che ci si potesse attaccare di più a tale questione di temperamenti, vale a dire che si englobi per esempio sulla sua fluoria, che sarà indipendentemente dal temperamento e dall’iperemia, voi non avete in alcun modo nelle medesime condizioni per un altro tempo che presenta un temperamento differente. Lo stesso sarà per un altro tempo se la tonicità sarà differentemente ripartita, se il rilassamento — poiché voi affrontate tale problema — è che vi sia armonizzazione delle cariche di un individuo in un tutto il suo gesto, per-est, per-il, ed è che vi sia armonizzazione, si conosce, sono i luoghi in cui vi sono contratture, spasmi, vale a dire angoscia. È bene conoscere l’utilizzazione di ciò che può fare di sotto tirare ciò che è omogeneo nella sua struttura sul piano della ripartizione dell’energia, del tono muscolare, vale a dire, penso, che la questione dei temperamenti debba aiutarvi ad andare oltre.

Un’altra cosa che mi è parsa importante è quella della respirazione; avete parlato del tono corporeo, di postura; non dimenticate che tutto ciò abbia una significazione assai precisa. Colui che non respira più indica, sul piano analitico, che non perviene più a uscire dalla madre e non vuol uscirne: si ritrova in postura sociale, non respira, ha dispnee che esprimono parimenti il proprio rifiuto di entrare nell’universo.

Vi domanderò, sig. Waeyaert, di considerare ormai tutto ciò che avete fatto e che è molto, molto appassionante, maggiormente sotto l’angolo del linguaggio, vale a dire in funzione del desiderio dell’essere di andare avanti. Altrimenti rischiate di reintegrare un intero insieme di test che fanno dell’uomo un antropoide ben addestrato ma che resterà ancora un essere impregnato del proprio divenire umano.

Avete molto insistito sulle sincinesie; vorrei incitarvi molto sulle sincinesie al momento del linguaggio. Dall’istante in cui vedete immediatamente agli, per mettersi all’ascolto, che cerchi di regolare la propria postura corporea e in cui assistete agli a quella presa di coscienza dell’immagine del corpo di cui parlate là all’ora, che è questione dell’immagine che ci si fa di sé e della propria del tutto certi stadi della vita. Da lì all’istante in cui il soggetto vorrà mettersi a parlare a sua volta, le sincinesie appariranno a livello degli arti superiori, degli arti superiori, del tronco, del volto, ecc. Potrete così constatare i luoghi di diffusione dell’energia, che sono sovente molto significativi. Penso che potremmo ritrovare ben sovente parlando di una griglia che tenga conto dei fattori che intervengono in occasione della secrezione di un linguaggio.

M. Dubard

Mi è sempre personalmente difficile, in occasione di un esame molto approfondito e molto dettagliato, riconoscere precisamente il legame che v’è tra tutte queste prove e la possibilità che si avrà in séguito di utilizzare le energie per aiutare il bambino a prendere coscienza di sé, a dirigere le energie essenziali della propria motricità. Per quanto concerne il lavoro che faccio con gli I.M.C., comincio a trasformare considerevolmente la natura degli esami, perché ciò mi otteneva apparentemente fornivano tabelle non soltanto molto larghe ma difficilmente utilizzabili. E al momento attuale, è difficile stabilire un profilo che sia direttamente utilizzabile e che non sia una successione di dati che si lasciano praticamente cadere in un cassetto.

M. Waeyaert

È ciò che ho voluto spiegare. Si fa un test dopo l’altro, poi si riportano i risultati su un solo grafico a partire dal quale si può determinare subito ciò che il bambino può fare, la sua coordinazione delle mani, quale età ha, ecc. Vi darò un esempio sulla lavagna.

Se abbiamo a che fare con un bambino di 5 anni, mettiamo un tratto qui e, a ciascun esame (per esempio la coordinazione delle mani che dà un’età di 5 anni), riportiamo i risultati allora sulla tabella e così via. Per la percezione uditiva di un bambino di 12 anni per esempio, rifacciamo la stessa cosa e otteniamo così, per ciascuno stato, risultati che si indicano mediante una croce sulla tabella. Per quanto concerne i test complementari che non possono entrare nel programma, li annotiamo sul lato con tutti i loro dettagli e le loro conclusioni alla fine. Possiamo così vedere quale età psico-motoria un bambino ottenga dopo tali test, se abbia un’età psico-motoria di 10 anni per un’età reale di 10 anni o se abbia un’età psico-motoria di 8 anni, vale a dire 2 anni di ritardo. Otteniamo dunque una visione globale di tutti questi test.

M. Dubard

Pervenite parimenti, con l’ausilio di tali tabelle, a sintetizzare la o le cause che, in realtà, comportano questi differenti disturbi?

M. Waeyaert

Sì, certamente. Con tali risultati, possiamo per esempio, a livello dei test percettivo-motori, ritrovare le difficoltà che un soggetto incontra nella propria scolarità. Se è un debile mentale che ha ancora una buona motricità, possiamo determinare quali siano le sue difficoltà per vivere, per esistere, ecc. E ritroviamo in quel momento le origini psicologiche che sono soggiacenti a tali disturbi della motricità. Organizzando così metodicamente tali risultati, speriamo di migliorare ancora i progressi dei nostri bambini.


Fonte: Waeyaert M., «L’examen psychomoteur chez l’enfant», in IIe Congrès International d’Audio-Psycho-Phonologie, Parigi, 11-14 maggio 1972, pp. 32-58. Centro di Audio-Psico-Fonologia di Anversa (Belgio). Documento digitalizzato proveniente dagli archivi personali di Alfred Tomatis.