Resoconto integrale della commissione «Infanzia handicappata», diretta dal Dottor A. E. Sidlauskas (Università di Ottawa) in occasione del II Congresso Internazionale di Audio-Psico-Fonologia tenutosi a Parigi dall'11 al 14 maggio 1972. La discussione riunisce attorno al Dr Sidlauskas il Professor Alfred Tomatis, il sig. Baltz (Lione), il Dr Spirig (Centro di Nieuwpoort), il Dr Sarkissoff (Centro di Ginevra), la sig.ra Joanny (Centro di Nancy), il sig. Ladaule (Centre du Langage di Parigi) nonché uno psicologo canadese. Gli scambi affrontano i bambini intellettualmente dotati ma disadattati (le Holy Mothers), la distinzione fondamentale tra autismo e schizofrenia, la psico-motricità sotto Orecchio Elettronico, l’introiezione come la concepisce la Scuola kleiniana, il parto non traumatico secondo Leboyer, e la portata pedagogica di un’educazione che riabilita la parte di perdita a favore di un guadagno spirituale. Il Dr Sidlauskas conclude che l’Orecchio Elettronico «non è soltanto un mezzo di terapia, è un grande appoggio teorico nella nostra comprensione della personalità».

COMMISSIONE: «INFANZIA HANDICAPPATA»

Diretta dal Dottor A. E. Sidlauskas (Ottawa)

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Dr SIDLAUSKAS — Apertura dei lavori

Penso che tali problemi debbano abbracciare ogni handicap, sia esso neurologico, intellettuale, psicogeno, organismico, o sia psichiatrico — vale a dire alla base di profondi disturbi sociali.

Credo che potremmo dividere i problemi in più categorie. Personalmente, lavoro con bambini che sono dotati dal punto di vista intellettuale, e se posso apportarvi un poco della mia esperienza, lo farò molto volentieri. A tale fine, vorrei che si parlasse dei handicappati di adattamento, di apprendimento e di integrazione sociale, e di quelli che hanno doti naturali — vale a dire che sono intelligenti — e che tuttavia non possono impiegare tale intelligenza per progredire.

V’è un problema che desidererei esporre al Pr Tomatis: è a proposito dei bambini che manifestano una resistenza a tutte le tecniche, compresa quella dell’Orecchio Elettronico. Sono soprattutto i figli di madri troppo perfette — ciò che chiamo le «Holy Mothers». I bambini sono altresì generalmente troppo perfetti; non hanno mai fatto un errore, sembra, ma ci giungono a nove o dieci anni con ritardi scolastici talvolta considerevoli. Tutti hanno difetti, ma non la mamma né il bambino perché sono troppo perfetti. Mi domando se qualcuno tra voi proporrà un commento su tale problema che è una delle mie principali preoccupazioni.

È un handicap di cui nessuno si rende conto dell’ampiezza e che tuttavia paralizza l’adattamento. Poiché sono sempre molto interessata ai casi dei bambini, mi è molto difficile trattarli senza fare l’incontro con la madre. Cosa ne pensate, Dottore?

Pr TOMATIS

Penso, in effetti, che capiti sovente che un bambino assai intelligente e al contempo assai individuale incontri grandi difficoltà ad avanzare. Se vede in sua madre una donna perfetta, fa qui un errore; giacché chi vede in sua madre una donna importante da rigettare, è la stessa cosa. Bisogna mostrargli, se vogliamo aiutarlo, che sua madre è, a un dato momento, il soggetto da muovere; che vi sono due strutture differenti, la madre e il bambino. L’idea non è di farci dimenticare il tema della madre che trattiene il bambino, è la madre che frena l’elaborazione di queste due strutture. Nel suo inconscio, la madre, grazie alla propria intelligenza, intellettualizza assai fortemente i propri legami con la madre. Si tratta, in generale, di bambini che si sono messi su una rappresentazione edipica di una potenza estrema.

Bisogna spiegare al bambino che la madre che il bambino ha in sé non è quella nel gruppo famiglia, che essa è semplicemente un trasmettitore di vita e non il possessore di tale vita. Ella deve imparare a distaccarsi da tale bambino di possesso, da quel famoso istinto materno che la rende iper-madre e che impedisce al bambino di avanzare. Deve imparare a sciogliere gli ormeggi. Bisogna cercare di liberare il bambino mettendolo sotto parto sonico il più possibile, uscita e sera eventualmente, anche se ciò è doloroso per lui. È sempre una difficoltà uscire poiché tali bambini sotto il mondo del dolore. Bisogna tuttavia obbligare il bambino a uscire da tale guscio rassicurante e confortevole che è l’utero ove vi resta irresponsabile e dipendente dalla madre. Si deve fargli udire, per assai lungo tempo, ascoltare musica filtrata a fini di decondizionamento, o offrendo un’informazione non semantica, senza relazione con il linguaggio. Si possono poi far udire al bambino canti gregoriani che lo ricaricano e gli danno voglia di vivere la vita dei grandi, pensando che assumano l’aspetto di un avvenire non ancora desiderato, ma che dopo averli uditi, v’è un inconscio intellettualizzato assai potente che lo costringerà a non tradire la madre.

In tali casi così resistenti, così fissi, è auspicabile isolare il bambino dalla madre e fargli seguire un’educazione psico-sensoriale intensa sotto Orecchio Elettronico. Più coazioni di sedute saranno poco a poco necessarie. Cosa importa! Si deve giungere a rendere il bambino autonomo, a strutturare la sua personalità. Non bisogna esitare, in tal caso, a fare numerosissime sedute. Conosco almeno uno che attualmente va in un’abbazia e che si trova in una più forte postura schizoide. È assai brillante sul piano intellettuale e il suo apprendimento è rimasto incompiuto. Comincia soltanto a destarsi, a varcare le barriere dell’inconscio dopo aver fatto 1090 sedute di Orecchio Elettronico. Credo che dobbiamo dar prova della maggior perseveranza e vogliamo aiutare tali bambini iper-dotati a cavarsela.

È una questione di fede. L’essere umano «adulto» è ancora un bambino, penso, il cui desiderio di vivere può bastare in un magma organico fatto dell'80% di acqua e di alcuni sali minerali. Ogni volta che vogliamo soffrire un’energia di magma, ci destiamo noi stessi a rivivere. La nostra struttura è sempre una struttura egoica per la madre che fa il bambino per sé, e allorché esso è intelligente, si fa a tale dialogo madre-bambino restando rinchiuso. Bisogna allora isolarlo affinché incontri una natura potente di fronte a sé e prenda coscienza di sé.

Dr SIDLAUSKAS

Ci si è accorti che tali bambini, per esempio, sono intelligenti ma hanno soppresso totalmente la comunicazione verbale. Parlano assai poco e si esprimono assai male; per contro, si dedicano sovente alla scultura e comunicano attraverso mezzi che non esigono la colata verbale.

Pr TOMATIS

Beninteso, perché la verbalizzazione, il linguaggio, rischiano di allontanarlo dalla madre. Rifiutare di parlarne, ciò che non vuole. Entrare nel linguaggio è andare verso l’altro, è accettare la comunicazione con l’altro, mentre la madre, con il padre regola generale. Dall’istante in cui la colata verbale si installa, una trascendenza appare. Tali bambini sono vittime della propria intelligenza, della propria intellettualizzazione a dire il vero. Per rompere tale tandem madre-bambino, e aiutare l’evoluzione dell’essere, consiglio di mettere parimenti la madre sotto Orecchio Elettronico, in musica filtrata.

Dr SIDLAUSKAS

Ma occorre che le madri accettino; non si possono mettere sotto Orecchio Elettronico persone che non accettino.

Pr TOMATIS

A proposito di tale problema particolare, sono divenuto assai esigente. O la madre accetta che gliene si proponga, o riprende il proprio bambino; o sceglie di tenerlo per sé — e ne farà un cretino — o decide di aiutarlo accettando di beneficiare, anche lei, di sedute di Orecchio Elettronico destinate a dis-angosciarla.

Dr SIDLAUSKAS

Sono d’accordo con il Pr Tomatis. Talora ho spezzato i rapporti con certe famiglie in tal senso ponendo loro il problema in maniera categorica: o accettate, o non si è fatto nulla.

M. BALTZ (Lione)

Credo effettivamente che vi siano diverse sorta di problemi. Vi sono quelli evocati stamattina, che toccano i motori cerebrali, e i bambini intellettualmente dotati che presentano disturbi della comunicazione.

Esistono altri bambini che, senza avere problemi assai acuti, subiscono insuccessi scolastici: intendo quelli che ci sono segnalati come in ritardo di evoluzione tonico-emotiva, che non sono debili motori, che non sono neppure infermi motori-cerebrali ma che presentano un ritardo di evoluzione. Tale scarto psico-motorio può essere largamente diminuito da una presa di coscienza mediante il senso-motorio nonché nel dominio delle operazioni sintetico-deduttive e abbiamo quantità di bambini siffatti, suscettibili di beneficiare di ciò che possiamo loro fornire con l’educazione psico-sensoriale sotto Orecchio Elettronico associata a un lavoro psico-motorio. Abbiamo bambini che non sapevano né scrivere né leggere e abbiamo rimesso sul piano senso-motorio un certo numero di informazioni sul piano senso-motorio.

Dr SIDLAUSKAS

Comprendo, sig. Baltz, ciò che volete dire. Ho desiderato affrontare qui i due estremi: da un lato i casi di bambini assai intelligenti e probabilmente iper-tonici — come quelli di cui parlavo e che sono certamente psicogeni — con un’angoscia abbastanza secondaria e fusa del libero, con uno spirito importante, aspirazioni troppo elevate, niente suolo, niente realizzazione, niente sofferenza di sé; e dall’altro i casi di bambini non totalmente sparpagliati, che non sanno ove siano, chi siano, che si trovano mal organizzati.

Pr TOMATIS

Interesserebbe chiedere al Dr Spirig se abbia tentato di fare della psico-motricità sotto Orecchio Elettronico. Ho tentato io stesso di fare ricostruzioni a bambini cattivi dell’apparecchio. Ho constatato immediatamente una maggiore motivazione dei bambini ad adattarsi a cambiamenti e a istituirsi in motricità. Se si perviene con una grande varietà di giochi, a pervenirvi in meno di Orecchio Elettronico, ho cominciato a far parlare il bambino e gli ho chiesto di scrivere con la mano destra.

Uno psicoanalista, il Dr Sarkissoff, mi ha presentato di recente un grande bambino mancino che non poteva scrivere con la mano destra malgrado numerosi tentativi di rieducazione psicomotoria, grafica, ortofonica, ecc. Il bambino aveva cercato di scrivere con la mano destra, non vi riusciva. Avendolo ripreso in mano sinistra, avendo messo sotto l’ausilio dell’Orecchio Elettronico, ho cominciato a far parlare il bambino e gli ho chiesto di scrivere con la mano destra. Egli allora l’ha scritto come se l’avesse sempre scritto con la mano destra.

Penso che sia lo stesso per la psico-motricità di tutto il corpo. Se mettete un bambino sotto Orecchio Elettronico e gli fate fare certi movimenti chiedendogli di parlare al proprio corpo, di informarlo, di dirigerlo, di far muovere le gambe, ecc. vedrete progressi colossali. Sembra che vi sia un dialogo che si installa tra il tocco e il bagno che, vi ricorderete, proviene dal medesimo melanoma, dalla medesima fetta neurologica. Ma, in certe circostanze, si crea una sorta di disaccordo tra i due elementi dell’espressione. Già il fatto di parlare crea il passaggio; quello di scrivere, introducendo circuiti più lunghi, ricopia un frenaggio ancor più grande, né il suono che la psico-motricità nel descrittivo è caduta. Allorché vogliate far camminare un bambino, lo mettete sotto Orecchio Elettronico con un nastro di marcia e di peso. Se lo fate per dire al vostro maton, altri agli arti inferiori parlandogli, chiedendo loro di muoversi, e lo vedete ben esitare le gambe e sovente mettersi a camminare. La volontà dispone così di funzioni piramidali in maniera sempre più efficace per asservire la motricità.

Dr SIDLAUSKAS

In tal senso, voi incoraggiate l’insegnamento che introduce il Dr Spirig con i debili attraverso l’Orecchio Elettronico?

Pr TOMATIS

Certissimamente. Penso che sia un’eccellente soluzione per destare le cellule corticali di tali giovani handicappati, per aumentare la loro volontà e migliorare la loro psico-motricità. Ciò si ritrova molto bene a livello del linguaggio sul piano della motricità faringo-buccale. Mi rammento di aver avuto nei nostri servizi, due anni fa, in poco più di una decina d’anni, un’ortofonista esperta che voleva applicare le proprie conoscenze tecniche senza far intervenire l’Orecchio Elettronico. In quel caso si trattava di un bambino che non poteva pronunciare la «ch». Il bambino non sembrava averla udita e conveniva fargli imparare a pronunciarla correttamente. Si è installato il bambino sotto Orecchio Elettronico spiegandogli l’inconveniente che aveva di essere incapace di comunicare con il proprio padre, di parlargli, ecc. Non era sufficientemente di nulla a fare nell’essere umano perché potesse il linguaggio elaborarsi, era stato sufficientemente per ciò, aveva sua madre un blocco a livello del palato. Si può molto bene parlare con una fistola ai livelli del palato. Forse anche molto molto bene fare a tali bambini sotto Orecchio Elettronico. Il fatto sorprendente, l’ortofonista, avendolo ripreso qualche settimana dopo, ciò solo molto bene fatto parlare il palato. Le si è detto che mettendo tale bambino sotto Orecchio Elettronico, lo si è fatto pronunciare la «ch» come ho voluto. L’ortofonista era assai sorpresa e convinta per l’apporto dell’ora. Ho grande pena a essermi obbligato a separarmene, giacché era indispensabile per bastare alle nostre tecniche e applicarle convenientemente.

Abbiamo avuto recentemente il caso appassionante di un bambino che era stato operato del velo del palato perché non poteva dire la «p». Ora, il suo problema era «papà». Era disturbato da sua madre che l’aveva avvolto in un complesso dell’inconscio al punto di impedire al bambino di comunicare con il proprio padre. Mettendolo sotto Orecchio Elettronico e applicando una programmazione adattata, abbiamo fatto pronunciare la «p». Abbiamo semplicemente ristabilito la relazione con il padre e poteva la tecnica audio-vocale.

Vi ho già parlato di un altro soggetto al quale sono state fatte amigdale incredibili: gli si era tolto il velo del palato dopo un’operazione delle tonsille e gli si sarebbe tagliato il setto nasale volendolo operare del setto, in ultimo luogo, si era scorticato le sue corde vocali: ecco la voglia del suo corpo, in altri termini, non era stata di ascoltare una struttura corretta, altrimenti, esisteva in tutta la sua struttura per poter assistere la fonazione. Quest’uomo era assai mal handicappato per parlare e ancor più per cantare. Hanno dapprima pedinato che non si poteva tentare di farlo cantare e di ripetere le parole. Il soggetto considerevolmente. Dico allora che sotto Orecchio Elettronico, poteva tutto cantare anche in quell’epoca, nessuno per far funzionare l’apparecchio. Dopo assai poco tempo, i risultati sono stati sorprendenti. Il soggetto si è messo a parlare in maniera molto corretta. L’effetto ebbe un perfetto della situazione funzionale spagnolo ed è di cantarlo, e allora, qualche tempo dopo, è divenuto la controfigura di Lavocat. Dandogli posture uditive di qualità, abbiamo dunque provocato in lui fenomeni fonatori dei più inattesi: prime prestazioni dell’apparato della bocca e della fonazione; è davvero sorprendente, si parla con ciò che si ha, il materiale degli elementi, basta mettere a parlare o a cantare. L’essere umano è davvero straordinario nei propri processi di adattamento!

Dr SPIRIG

Pensate che occorra passare la musica filtrata prima o dopo la presa di coscienza dell’immagine del corpo?

Pr TOMATIS

La questione è pertinente. Non si tratta di passare la musica prima dell’immagine del corpo, giacché l’immagine del corpo è il fatto di sé. La musica, grazie ai ritmi che impone, suscita la presa di coscienza dell’immagine del corpo.

Dr SIDLAUSKAS

Una signora mi ha posto poc’anzi, prima che la seduta cominciasse, una domanda a proposito dei piccoli psicotici. Non so se, presso di voi, siate giunti al punto di farla. Personalmente, sono giunta al punto di farla. Mi occupo soprattutto degli schizofrenici — a meraviglia ma non è lo stesso degli autistici. Abbiamo fatto qualche esperienza con schizofrenici di altri paesi che non abbiamo il passato, ma vi ridirei sino a un certo punto, ma non abbastanza per ricondizionarli nel senso normale.

Vorrei animare un poco la discussione a proposito dell’autismo. Andremo certamente d’accordo con il Pr Tomatis nel dire che è pre-natale. Vorrei ravvivare i commenti e combatterlo. Se non tutto è di incoraggiamento, se è vero che entrambe siano psicosi, ma vorrei segnalare che si tratta di due problemi differenti: nell’autismo, è l’immagine di un’iper-eccitazione corticale, senza immagine corporea; nella schizofrenia al contrario, è immagine corporea; nello schizofrenico per contro, tale immagine è già molto forte tanto bene aureoliose nelle quali siano incarnate i bambini schizofrenici sono talora anche capaci di manifestarsi. In certi casi, si può constatare una buonissima acuità musicale, mentre gli autistici rivelano non avere alcun orecchio musicale destro o ascoltano negli acuti. Esistono dunque differenze fisiologiche importanti, manifestano, resta da sapere a cosa ciò sia dovuto. Ciò essendo, abbiamo le loro storie personali avere il vostro commento a tale tema, entrambe sono psicosi.

Pr TOMATIS

Bisognerebbe conoscere l’opinione dell’analista, il Dr Sarkissoff. Per parte mia, credo che la psichiatria tipo schizofrenico sia trattata in maniera con madre senza comunicazione con lei, in un universo vuoto della madre, che non è il pagatore di un ritorno di tale opera all’analista stesso della gravidanza. Mentre l’autistico è colui al quale è stato rifiutato di esistere dalla madre, alla nascita dopo che ella ha paura dell’approccio del padre che, il più sovente, rifiuta il bambino. La madre non è abbastanza approccio del padre che rende tale bambino handicappato. Ha rigettato il bambino mentre non lo voleva. Mentre, per la schizofrenia, si tratta di un rigetto permanente, di tutti i giorni, che si fabbrica come una bambola e che si getta in un angolo, ma a cui ciò non chiede risposta.

Ho come esempi due bambini autistici — credo di averli già riportati — di nascita un poco turbata. Non v’è sicuramente stato padre o quantomeno padre che porti il nome, e v’è stato colpa apparente da parte della madre. Quest’ultima imprigionando allora il proprio bambino alla nascita in un segreto, il bambino non dice nulla per rispettare tale segreto. È la madre che ha paura che il bambino parli.

Dr SIDLAUSKAS

Mi sono accorta che, dal punto di vista di ciò che voi chiamate «tipo mentale» — io dico «tipologico» — gli schizofrenici sono piuttosto generalmente «para simpatico tonici» con una visceralità forte, mentre negli autistici vedete molti bambini il cui volto e l’espressione sono piuttosto introversi; è tutta un’espressione costituzionale fisiologica differente. Ora, se si considera una madre che ha prodotto un bambino autistico, si nota ch’essa è una persona terribilmente sensibile a tutti gli «input» sensoriali esterni; è per ciò che è angosciata. Non si può dire che rigetti il bambino ma che sia angosciata di metterlo al mondo.

Pr TOMATIS

È certo che gli autistici siano emotivi, intuitivi-emotivi.

Dr SIDLAUSKAS

Sì, mentre gli schizofrenici sono persone che amano molto il tocco, il piacere.

Pr TOMATIS

Penso che vi sia un lavoro importante da fare in tale direzione. È certamente indispensabile distinguere gli autistici dagli schizofrenici; altrimenti, si rischia di commettere gravi errori.

Dr SIDLAUSKAS

Molti psicologi non fanno la differenza. Per quanto mi concerne, mi sono accorta che, dal punto di vista psicologico, è assolutamente necessario porre gli uni e gli altri in un ambiente differente.

Pr TOMATIS

Abbiamo fatto una sperimentazione che va nello stesso senso di ciò che il Dr Sidlauskas ci ha detto sul tema degli autistici. Eccitiamo la pelle, la sensibilità di tali bambini mettendo un altoparlante al posto della cuffia, inondandoli di suoni, ciò che consente loro di avere una più grande coscienza del corpo.

Uno Psicologo Canadese

Anche noi abbiamo un caso del genere presso di noi. Si trattava di un bambino psicotico che abbiamo messo sotto Orecchio Elettronico con esercizi corporei in ritmica. In quel momento, avevamo constatato che tale bambino si sviluppava molto meglio non appena imparava a fare tali esercizi soprattutto con un ritmo rapido, camminando e in rapporto nel proprio ritmo. Penso che ciò sia in rapporto con l’osservazione da voi fatta.

Dr SIDLAUSKAS

Esiste un molto bel film prodotto in California sui bambini che si possono chiamare psicotici. Mediante iniziazione di movimenti, un’artista danzatrice ha stabilito la comunicazione di linguaggio che tali bambini refrattari, non potevano prima. Non sapevano rigettare costantemente una persona che trattava i loro movimenti. È un film notevole che mette in luce una tecnica nuova e una nuova maniera di affrontare il bambino.

Sono stata per lungo tempo in comunicazione con le scuole di Rudolph Steiner, che hanno sempre applicato tecniche di rieducazione con l’ausilio del suono e di nacchere. Seguivamo applicazioni di tali tecniche in Inghilterra ove esistono parecchie scuole per debili mentali. Vi si applicano almeno i medesimi princìpi: incidere il corpo con suoni e sincronizzare con il colore. Penso che il Pr Tomatis comporterà altresì il confronto fra i due.

Mme JOANNY (di Nancy)

Abbiamo utilizzato con successo un genere di tecnica che non è veramente rieducazione ma che è una presa di coscienza corporea, con bambini distesi per terra in posizioni rilassate di relax, cercando di portarli a sentire il proprio corpo, a visualizzarlo. È una delle tecniche di rilassamento. Beninteso non abbiamo avuto presa di coscienza corporea e forse, dirò altresì, nel senso di una carezza del corpo dallo spirito. E ho trovato, in taluni bambini abbastanza destrutturati, in taluni più abbastanza colpiti, reazioni molto interessanti.

Pr TOMATIS

Penso che uno degli elementi più notevoli, è che abbiate fatto allungare i bambini e che vi siate posta dietro di loro. Il fatto di mettersi dietro di loro li obbliga ad auto-informarsi prima di raggiungere l’altro, o ciò che hanno fatto, in tali condizioni, molti schemi sono verbalizzati e integrati per via cutanea. Allorché si parli a qualcuno mettendosi dietro di lui, si suscita un’auto-informazione che colpisce tutto il corpo. Per contro, se mettete un bambino in postura fetale piuttosto che disteso e rilassato, vi accorgete che non ha immagine del corpo. Non v’è guardia. Cercate di metterlo a quattro zampe e di parlare, vedrete che non sforzo più sperimentale. Potrete accorgervene, potete persino rispondere ai vostri per il suo no, ma quando si tratta di fare domande facili, e poi quando a quattro zampe, constaterete è molto più difficile.

Dr SIDLAUSKAS

I bambini, nelle scuole d’oggi, sono sovente sottoposti a psico-droghe. Si danno loro droghe perché restino tranquilli. L’Orecchio Elettronico ci assiste a sensibilizzare l’individuo a sé. Il nostro approccio concernente le tecniche tomatissiane dell’Orecchio Elettronico è fondato sul concetto della personalità che si estende su due parametri: l’ego e il moi. L’ego con tutti gli atteggiamenti, gli apprendimenti positivi, e il moi vale a dire l’apprendimento di ciò che avviene in me, di ciò che sono.

Il continente americano ha molti bambini competitivi, in un certo senso, rifiutano di vivere perché non sono produttori. Si scoraggiano, sono depressivi ma restano intelligenti. I depressivi di 11, 12, 13 anni che sono persino suicidari, ottengono nei test psicometrici ottime prestazioni.

Dr SARKISSOFF

Credo che la psicoanalisi possa aggiungere un anello assai importante a tale problema: è quello dell’introiezione, ove il soggetto, per aver coscienza dell’esterno, deve aver coscienza di sé, all’interno del proprio psichismo, di cui i «buoni oggetti», le identificazioni di natura assai felice nel proprio atto d’amore con la propria madre, con la propria famiglia e casetta con tutti. Penso che tali apprendimenti positivi vadano tutto, che possono far fare tali prestazioni, possono persino fare un fondo depressivo che è legato all’insufficienza di ogni introiezione, di tutta tale elaborazione del mondo interiore che consente al moi e alla coscienza di sé di formarsi.

Dr SIDLAUSKAS

Vorrei aggiungere che tale introiezione dei legami d’amore dovrebbe estendersi sull’avvenire di violenza tra il vicino e il quinto mese della vita, perché tali bambini sono altresì degli iper-tonici. Ora, ha un altro genere di introiezione che il bambino aveva che potesse differenziare il materno? Per tali ragioni, la Ritalina a tutti. Una caratteristica di tutte tale constatazione in clinica-terapia è che tali bambini non hanno in realtà ciò che chiamiamo il «sur-moi». Sono sovente caratteriali, ben troppo presto nella loro vita. Sono fatti di norme sociali ma la loro affettività è completamente inibita. Secondo la concettualizzazione di Tomatis, sembra che manchi loro la «verticalità»: il loro ego, il loro linguaggio avanzano un poco, così poco fatti organizzazione. Esistendo tutto, non posseggono esteriorizzata. Non sanno ove siano, chi siano. Fanno tutto con regola di tale pensiero: non sono in rapporto con l’autorità come tale. Sono come piccole cose che non hanno che trasgredire le norme per esistere.

Tali introiezioni sono dunque due livelli e dunque due generi: una con un livello di 3 anni, nel varcato per simpatia con il padre e la cultura, l’altra al livello di «collari dell’allievo». E queste ultime sono assai difficili da seguire del trattamento.

Dr SARKISSOFF

Credo che il problema di tale introiezione sia legato alla capacità di vivere una perdita, vale a dire di vivere sufficientemente la perdita dell’onnipotenza, la perdita di sé in aura tale selvaggio, la perdita di tutte le idealizzazioni, l’idealizzazione di sé, la madre indietro la cui perdita è dell’orrore che si ha quella in tale di ciò che le idealizzazioni. Se l’uomo è la «posizione depressiva» — è capace di elaborare, nel proprio mondo interiore, un oggetto con cui andrà a identificarsi e costruire un mondo interiore integrare, che avrà tutta la vita per elaborarsi, in una fonte di ricchezza interiore, che avrà tutta la vita per elaborarsi.

Pr TOMATIS

Dovremmo, nella nostra educazione, nella nostra pedagogia, modificare la nostra struttura, modificare il quadro del nostro linguaggio, la nostra maniera di vedere. Tale perdita di cui parliamo non è sempre frustrante e non ha durante qualcosa di prezioso. Il risveglio capace di un più si aggiunge per aiutare i caratteri aspetto-pedagogico, limitando sempre sul fatto che il soggetto può qualcosa dei suoi dietro. Crede necessario elaborare posa che perderà qualcosa ma non pensa mai se guadagnerà in rivincita vale a dire scegliendo.

Ha sempre per il rischio da prendere per affrontare una sorta di ascesi, pensando che l’ascesi consista nel tagliarsi la testa o nel mortificarsi. No, al contrario, si tratta di andare dal negativo verso un positivo molto più importante.

Gli educatori dovrebbero fortemente impregnarsi dell’idea che si guadagni sempre qualcosa. Quando si dice «bisogna tagliare con questo, bisogna tagliare con quello», si sopprime, si taglia con una vita o tutto in realtà. Li si tagliano elementi che devono inerti e giganti, si semplifica, si va verso altri orizzonti. Il ruolo dell’educatore è saper dire: ogniqualvolta si tagli, si rinunci, si guadagna qualcosa. È così che tutte le frustrazioni siano sopportate, nella misura in cui possano suscitare un arricchimento del mondo interiore. Bisogna dunque mostrare che non vi sia frustrazione nel senso castrante della parola.

Dr SARKISSOFF

Normalmente, non ve ne sono. Ma si giunge al problema dei bambini che non sopportano la frustrazione. E, per quanto concerne la psicologia dei bambini autistici, non sono sicuro che tutto venga dalla madre. Non saprei dato che oltre a ciò, vi sia un fattore talora nel bambino autistico, un fattore di intolleranza al cambiamento, di intolleranza alla frustrazione. È un livello talamico di cui parlavate poc’anzi, perché si è lungamente curato il bambino, alla nascita, deve l’unico bambino che giungeva al mondo piangendo? Credo che sia del tutto sano e il Dr Leboyer che fa parti senza dolori e senza traumi, o che sia lui in fondo del trauma alla nascita. Ma il bambino autistico che non sopporta di nascere, non sopporta di madre, che deve non rendersi conto del comportamento della madre, non sopporta tale aspetto e nostro bisogno per altri e che, bisogna ben ammetterlo, è sovente vissuto traumatizzante con i metodi con i quali si accoglie il bambino. Ma è qui un altro problema.

Pr TOMATIS

Qui, è la madre che non vuol lasciare il proprio bambino, che si rinchiude nel dolore… nel dolore di lasciare quel feto che vorrebbe tenere per sé sola.

Dr SARKISSOFF

Allora penso che se il bambino è venuto al mondo e che qualcosa non funziona nel suo sviluppo, vale a dire, è ciò che ho detto; è quella madre che si è angosciata a un momento qualunque che ha la sua ripercussione sul bambino. È un cerchio infernale che l’angoscia, e che la situazione d’angoscia, di scomodità che deve trovare una risposta da parte del bambino. È altri fattori altresì, ma come la psicoanalisi pianta in séguito verso la madre può essere altresì fattore iniziale della situazione d’angoscia deve essere trovato a livello del bambino.

Pr TOMATIS

Ho avuto occasione, poco tempo fa, di assistere a un parto presso quell’ostetrico parigino di cui vi ho appena parlato. Il bambino è nato senza asfissia, era dunque del tutto calmo. Per contro, la madre era straordinariamente angosciata; non smetteva di dirci, dopo il parto: «Siete sicuro che non gli sia capitato nulla? Vi sono sicuro che non lo abbia come questo, che sia come quello». Ora potendo pensare che tutto andasse male per il proprio bambino. Si prende allora il bambino che non piange, che è calmo, e lo si mette sulla madre. Vi è un dialogo meraviglioso tra il bambino e la madre che si calma subito e completamente. Penso allora che il bambino abbia avuto quello una madre e che fosse perfettamente capace di fuggirla. Per questo, in altre condizioni, si sarebbe potuto avere quel bambino angosciato di una madre angosciata capace di fuggirla. Per tali casi di autistici, il problema si pone per l’appunto di sapere se non si abbia in corso un cerchio vizioso angosciando la madre secondariamente, la prima azione ostotagina venendo dal bambino.

Dr SIDLAUSKAS

V’è dell’altro a cui desideriate che io risponda a proposito della discussione?

M. LADAULE (Centre du Langage — Parigi)

Come i vostri metodi sono accettati dagli altri tecnici, dagli altri psicologi?

Dr SIDLAUSKAS

Ciò che mi rende unica, è lo spirito apostolico. Non sono troppo pressata di propagare i nostri lavori. Assai poche persone ci hanno avvicinato, sono poche persone che sappiamo ciò che avviene e ciò che attendiamo all’attendere che qualcuno ci avvicini per comunicarci.

Recentemente, abbiamo ricevuto la molto bella visita di uno psichiatra di New York che del resto è professore all’Università alla Medical School. Non sembra che sia una persona molto rivolta al punto che non pone alcun, in tali condizioni, tutto va il suo dire ad altri invano. È molto difficile convincere coloro che vogliono certezze. Altrimenti, è molto difficile. Dato altrettanto il molto, qui a Ottawa, vi sono altri Centri che seguono assai poco di liaison, ma abbiamo fatto qualcosa che sta divenendo ricevuto come fare pubblicamente. Abbiamo fatto una ricerca che dobbiamo fare pubblicamente, e in un mese, sappiamo posare le pubblicazioni per crescere. Siamo astenenti per il bilinguismo, per esempio, farà che dobbiamo fare un resoconto pubblicamente, ciò che ci farà un poco di pubblicità.

Ancora una volta, voglio dirvi che, per me, l’Orecchio Elettronico, non è soltanto un mezzo di terapia, è un grande appoggio teorico nella nostra comprensione della personalità. Abbiamo visto molte persone che parlano di personalità, di struttura della personalità, ma poche persone aventi veramente compreso il funzionamento e l’integrazione di tale personalità. Le idee di Tomatis sono dunque fondamentali per una spiegazione della strutturazione della personalità.

Ho imparato molto dai contatti che ho avuto con il Pr Tomatis. E ora mi rallegro di quelli che ho con i suoi collaboratori.

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Fonte: Actes du IIe Congrès International d’Audio-Psycho-Phonologie, Parigi, 11-14 maggio 1972, pp. 104-117. Resoconto integrale della commissione «Infanzia handicappata» diretta dal Dottor A. E. Sidlauskas (Università di Ottawa). Documento digitalizzato proveniente dagli archivi personali di Alfred Tomatis. Il testo originale, dattiloscritto all’epoca su ciclostile, presenta numerosi difetti di battitura e passaggi in cui le repliche sono visibilmente ricostruite a partire da una presa di note rapida; abbiamo preservato tale tessitura, restando nella massima prossimità al testo fonte, piuttosto che lisciarla al prezzo di una riscrittura che ne avrebbe alterato la parola viva di ciascun intervenuto.