Comunicazione del Dr Sarkissoff (Centro di Ginevra) pronunciata sabato 13 maggio 1972 in occasione del II Congresso Internazionale di Audio-Psico-Fonologia tenutosi a Parigi dall'11 al 14 maggio 1972, e pubblicata negli Atti del Congresso alle pagine 118-162. Sarkissoff vi propone un’articolazione teorica tra la cura psicoanalitica di ispirazione kleiniana e la cura Tomatis, situando il campo d’azione dell’apparecchio Tomatis dal punto di vista dell’inconscio. La comunicazione, la più lunga del Congresso (45 pagine), è seguita da una lunga discussione presieduta dal Prof. Tomatis (pp. 139-162) cui intervengono segnatamente i signori Dubard, Bonhomme, la sig.na Gesta, i signori Diamand, Spirig, Mapples, Baltz, Deshayes e Dardères. La presente pubblicazione riproduce verbatim i passaggi perfettamente leggibili della tiratura al ciclostile, e riassume narrativamente il resto sotto una forma chiaramente identificata come sintesi, senza pretesa di citazione letterale ove la scansione non consenta di garantire la fedeltà parola per parola.

L’apparecchio Tomatis e la psicoanalisi

Dottor Sarkissoff
Centro di Ginevra

II Congresso Internazionale di Audio-Psico-Fonologia, Parigi, sabato 13 maggio 1972 — Atti del Congresso, pp. 118-162.

Apertura (p. 118, verbatim)

«La psicoanalisi è una signora rispettabile. Alla sua nascita, all’inizio del secolo, le si era predetto un assai brillante avvenire. Ha deluso taluni, che dicono ch’essa sia in ribasso o anche ch’essa abbia fatto il proprio tempo! Si dice altresì ch’essa non evolva più e persino ch’essa abbia detto tutto ciò che aveva da dire! Ignoro se sia vero. Ma quel di cui sono sicuro è che il momento sia venuto per essa di guardare indietro, di misurare i propri successi e, per vasto che sia il proprio campo d’azione, di riconoscerne i limiti. La più bella ragazza del mondo non può dare se non ciò che ha.»

«La psicoanalisi ha lungo tempo fatto banda a parte. Il momento viene in cui essa dovrà reintegrarsi nell’insieme delle scienze mediche perché si comprenderà meglio che la salute è legata al buon funzionamento del corpo e che è impossibile essere in buona salute allorché zone o sistemi cerebrali siano fuori funzione. Una maturazione dell’essere che si realizzasse su un piano psicologico solo non è che una veduta dello spirito che si posa sulle nuvole. L’uomo è un tutto. Corpo e spirito sono uno.

La psicoanalisi ha arricchito la conoscenza scientifica dell’uomo di una dimensione nuova: l’inconscio.

Vi propongo di considerare il campo d’azione dell’apparecchio Tomatis ponendoci dal punto di vista dell’inconscio tal quale lo osserva la psicoanalisi. Vedremo che è possibile dare a vari fenomeni spiegazioni differenti, secondo che ci si ponga da tale punto di vista o dal punto di vista del cosciente.»

Sommario dell’esposizione (pp. 119-138, sintesi narrativa)

La sintesi che segue presenta, nell’ordine della tiratura del congresso, le grandi articolazioni concettuali che si possono ricostituire alla lettura delle quarantacinque pagine della comunicazione. Essa non sostituisce il testo originale; ne restituisce la trama senza pretenderne la citazione letterale.

  • L’autismo e la cura Tomatis (pp. 119-120) — Sarkissoff introduce il tema notando che la psicoanalisi, come certe terapeutiche antiche, deve creare una «malattia» (la nevrosi di transfert) per guarire il malato; pone la questione di una via aggiuntiva che eviterebbe tale detour. La cura Tomatis trova le proprie indicazioni là dove la maturazione dell’essere può effettuarsi senza che l’analisi dei fantasmi sia indispensabile. Ma essendo l’uomo un tutto, non si può utilizzare l’apparecchio meccanicamente, pena delusioni; reciprocamente, la psicoanalisi sola può rinchiudersi in limiti angusti. I due metodi possono completarsi. L’autismo occupa una situazione privilegiata: sono i primi malati ad aver beneficiato della cura Tomatis e la loro guarigione resta tra le più profonde.

  • Scoperte di Tomatis: sordità psicogena, lateralizzazione (pp. 120-121) — Le scoperte del Prof. Tomatis hanno mostrato la possibilità di una sordità d’origine psicogena e il ruolo della lateralizzazione uditiva nella regolazione audio-vocale.

  • Il «buon oggetto» e la scuola Klein (pp. 121-122) — Sarkissoff articola la posizione schizo-paranoide di Mélanie Klein, il «buon oggetto» materno interiorizzato, e la comunicazione frustrata che trattiene il soggetto al di qua della posizione depressiva.

  • Cause psicogene vs traumi — pulsioni di Freud (pp. 122-124) — Ipotesi delle pulsioni di morte e di vita; articolazione tra frustrazione, rifiuto della comunicazione e rifugio prenatale.

  • Comprendere l’autismo — Klein e Bion (pp. 124-125) — I progressi clinici non sono rettilinei. Riferimento a Mélanie Klein e W. R. Bion, e alla nozione di «spreading» degli autori anglosassoni.

  • Gerarchizzazione come fattore organico — Penfield (pp. 125-126) — La gerarchizzazione delle funzioni cerebrali è posta come fattore organico della coscienza soggettiva. Riferimento a Penfield.

  • «Recettori», autismo/epilessia, zone cerebrali (pp. 126-127) — Ipotesi sulle zone cerebrali che sottendono la funzione di ricezione. Note infrapaginali su Bion e sulle opere di A. Tomatis (segnatamente Éducation et Dyslexie).

  • L’autistico senza apparato specificamente umano (pp. 127-128) — L’autistico funzionerebbe senza tale «apparato specificamente umano»; introduzione della nozione di «micro-lutto».

  • Buon oggetto interiorizzato, fantasma centrale, sordità psichica (pp. 128-129) — Il fantasma centrale organizza l’investimento; la sordità psichica è il rovescio di un’irritabilità difensiva.

  • Frustrazione e buon oggetto interno (pp. 129-130) — La frustrazione impedisce l’introiezione del buon oggetto; articolazione somatica-psichica.

  • Comunicazione madre-figlio normale e introiezione (pp. 130-131) — Note sul sentimento religioso e su Bion.

  • Lateralizzazione, emisferi, posizione depressiva (pp. 131-132) — Ipotesi cliniche sul legame tra lateralizzazione uditiva e accesso alla posizione depressiva kleiniana.

  • Ipotesi neurologiche — zona di Wernicke (pp. 132-133) — Teoria della lateralizzazione emisferica; ipotesi sulla zona di Wernicke.

  • Delirio e complementarità psicoanalisi / cura Tomatis (pp. 133-134) — La psicoanalisi libererebbe lo psico-affettivo, mentre la cura Tomatis libererebbe le strutture. Riferimento a Suzanne Isaacs.

  • Criteri di scelta della cura Tomatis vs psicoanalisi (pp. 134-135) — La cura Tomatis risponde a un fattore organico; la psicoanalisi ai fantasmi. Caso del figlio unico con fratelli e sorelle ipoteticamente morti (riferimento a Klein, Invidia e Gratitudine). Evocazione della «reazione terapeutica negativa».

  • Applicazioni cliniche — casi-limite e autismo (pp. 135-137) — Le applicazioni dell’apparecchio Tomatis non si limitano ai casi gravi d’autismo. Nei casi in cui gli psicoanalisti esitano a prendersi in carico da soli, il trattamento all’apparecchio Tomatis che incoraggia un trattamento di psicoanalisi o di psicoterapia ne costituisce frequentemente una sorta di mordente o di acceleratore assai prezioso. Sarkissoff riporta casi di autistici gravi trattati all’apparecchio Tomatis con analisi simultanea.

Identità fondamentale delle due cure (p. 138, verbatim)

«A un livello molto profondo (che non è il più profondo ma si trova appena al di sopra della profondità estrema), il nostro essere è in uno stato in cui il tempo non è più ciò che è alla superficie (Eraclito designava tale piano superficiale quando diceva che ci si bagna soltanto una volta nell’acqua di un fiume). In tale profondità, il tempo non scorre, o se scorre, scorre in un perpetuo presente. La psicoanalisi, che discende agli “inferi”, raggiunge tale piano dell’essere (che è l’inconscio). Essa permette di liberare ciò che è fissato (le fissazioni) e che causa al livello del cosciente superficiale i disturbi, le lacune, le carenze, le mancanze, le insufficienze, le perdite di energia che traducono tale perturbazione inconscia. Discendendo agli “inferi”, la cura psicoanalitica rimette in moto ciò che era bloccato. Il dispiegamento dell’essere si libera dai propri intralci e dispone di nuovo dell’energia inconscia che era intralciata. Ora, la cura Tomatis fa esattamente la medesima cosa. Lo si comprende chiaramente se si perviene a porsi sul piano più profondo dell’essere. A tale livello l’identità delle due cure è assoluta. Entrambe, benché a gradi diversi, si accompagnano di effetti numerosi la cui identità fondamentale è evidente: entrambe dinamizzano, euforizzano, producono regressioni e portano a una maturazione dell’essere attraverso resistenze.»

«Per uno psicoanalista, aggiungere la cura Tomatis alla propria pratica non significa uscire dalla psicoanalisi, non significa tradirla, significa restare nel proprio centro, e comprenderne lo splendore noumenale inconscio sotto una luce nuova. L’imprevisto di tale scoperta ci sorprende e ci rapisce.»

«L’inconscio è fuori del tempo. I conflitti irrisolti vi dimorano in attesa della liberazione. La psicoanalisi o la cura Tomatis vengono a rispondere a un bisogno inconscio e a un’attesa che esistono in tutti i pazienti. È tale attesa che spiega la perseveranza dei pazienti nel seguire il proprio trattamento quando l’hanno cominciato e ch’esso è condotto secondo le regole dell’arte.»

:-:-:-:-:-:

Discussione presieduta dal Prof. Tomatis (pp. 139-161)

Apertura del dibattito (p. 139, verbatim)

«Penso che siamo ora, grazie al Dr Sarkissoff, in possesso di un materiale assai prezioso a partire dal quale potremo intavolare una larga discussione. Ringrazio del tutto particolarmente il mio collega di Ginevra di aver voluto affrontare i meccanismi neuro-fisiologici con una terminologia che non è essenzialmente psicoanalitica e che ci ha consentito, di conseguenza, di seguirlo con agio.

Numerosi colloqui hanno già avuto luogo tra noi due per evocare quei famosi clivaggi, quella famosa pulsione di morte che costellano l’universo psicoanalitico. Taluni termini sono già stati modificati tra lui e me affinché potessimo parlare il medesimo linguaggio. Devo dire che il Dr Sarkissoff mi ha reso un grande servigio affrontando, con un tale talento, il lato psicoanalitico della disciplina che chiamiamo Audio-Psico-Fonologia e sulla quale ci chiniamo da più di vent’anni.

Molti pensano che io sia anti-analista. Non sono più anti-analista di anti-psichiatra (poiché è di moda). Credo persino che ciò che faccio rientri in una psicoanalisi sensoriale sulla quale mi permetterò poc’anzi di insistere. Per ora penso sia bene che ciascuno ponga domande al fine di animare il dibattito.» (Prof. Tomatis)

Definizione dell’inconscio — Sig. Bonhomme (Belgio), pp. 139-141

Il sig. Bonhomme chiede al Dr Sarkissoff una definizione dell’inconscio. Sarkissoff risponde distinguendo le funzioni psichiche umane specifiche (linguaggio, distinzione sogno/realtà, distinzione sé/altri) dal funzionamento cerebrale più arcaico che l’uomo condivide con l’animale. La cura Tomatis mette in funzionamento, dice, quel «qualcosa di assai specificamente umano» che dà a una parte dell’io cosciente la forza di non essere delirante e di distinguere i sogni dal reale; tutti questi elementi devono avere un funzionamento privilegiato rispetto alle zone meno sviluppate del cervello condivise con gli animali, fra cui il paleocerebello.

Il sig. Dubard spinge allora la questione di un grado (p. 141, verbatim): «Andando oltre, che cosa vi permette di dire che attualmente non state sognando?» Sarkissoff risponde: «Non penso che si possa rispondere in maniera valida alla vostra domanda. Ritengo che siamo tutti in procinto di credere. Penso che abbiamo una differenza fondamentale nel nostro iter psichico rispetto all’autistico, e che tale differenza debba corrispondere a qualcosa nel funzionamento cerebrale, che fa sì che, in effetti, abbiamo la coscienza di non sognare, coscienza che probabilmente l’autistico non ha. Gli manca qualcosa; non può distinguere; i cani probabilmente neppure e penso che gli autistici abbiano molta parentela con gli animali. Devo dire che mi sento un po’ nei miei piccoli panni affrontando tali domini poiché non sono neurologo e non ho studiato a sufficienza tali ipotesi con colleghi neurologi per poterne parlare più a lungo.»

OE e psicoanalisi simultanee — Sig.na Gesta (Villeneuve), p. 142

La sig.na Gesta chiede se l’educazione sotto Orecchio Elettronico sia stata condotta in parallelo con la cura psicoanalitica. Sarkissoff indica di aver utilizzato congiuntamente i due metodi e di aver altresì fatto ricorso all’OE quando l’analisi era in impasse, ma di non avere ancora un’esperienza sufficiente per parlarne a lungo.

Sul «buon oggetto» e il «cattivo oggetto» — Sig. Diamand (Chartres), pp. 143-144

Il sig. Diamand suggerisce che taluni giri del linguaggio corrente («voire des paroles», «prêter l’oreille») chiariscano il duplice registro psicoanalisi / Orecchio Elettronico: il «buon oggetto» e il «cattivo oggetto» trovano la propria eco nella materia stessa del linguaggio.

Un’uditrice chiede, nel prolungamento, se il ristabilimento dello schema corporeo autorizzi a contare sull’investimento del cosciente. Il Prof. Tomatis risponde (p. 144) che il problema è analogo a quello di un bambino primo in ginnastica e ultimo in classe: si può perfezionare «l’animale soggiacente», farne un atleta in tutte le direzioni, e ritrovarsi dinanzi a un inconscio. La pulsione di vita è la pulsione del cosciente; allorché si investe un soggetto di un forte desiderio di vivere, esso si impadronisce immediatamente del proprio corpo per farne un’utilizzazione determinata. Tomatis mette in guardia contro le tecniche di ascesi corporea isolate: ha conosciuto soggetti estremamente performanti su tale piano che restavano «automi» incapaci di raggiungere una dimensione di trascendenza.

Medicamenti e analisi — Sig. Bonhomme, pp. 144-146

Il sig. Bonhomme interroga sull’uso dei medicamenti in parallelo all’analisi. Il Dr Sarkissoff evoca il caso di uno schizofrenico attualmente sotto trattamento omeopatico prescritto da un collega e l’utilità di taluni medicamenti per mantenere e coordinare gli elementi psichici nel corso di cura.

Il Prof. Tomatis evoca allora l’insegnamento di Avicenna (p. 146, verbatim): «“prima la parola, poi l’erba e infine il coltello”. Credo che siamo sempre allo stesso punto. Per curare, per aiutare, bisogna anzitutto utilizzare la parola (vale a dire il linguaggio, il verbo, il suono attraverso la psicoterapia, la fonoterapia), poi l’erba (vale a dire il medicamento che è fatto, il più sovente a base di piante) e infine il coltello (vale a dire la chirurgia allorché gli altri due mezzi abbiano fallito o siano stati oltrepassati).»

Il sig. Bonhomme suppone allora che si possa sostituire un cervello con un altro. Tomatis risponde con umorismo (p. 146, verbatim): «Ebbene! Verrete a trovarmi quando lo si potrà fare!» Poi seriamente: «Affatto. Voi state attribuendo al cervello più potere di quanto ne abbia. Credo che sia tutto l’essere ad essere da cambiare. Il cervello è un dispatching centrale di tutto il sistema nervoso e quando voi parlate di cervello come fate, sopprimete tutto ciò che è altresì del cervello, del sistema nervoso, la pelle per esempio e sopprimete così 3 kg 700 di merce. È tutto l’ectoderma che bisognerebbe cambiare. La medicina non è altrettanto facile e l’essere umano è molto più complesso di quanto si pensi. Ciò che dite è vero per l’organicità, per cambiare un cuore o un rene, ma per cambiare un cervello, credo che varrebbe meglio cambiare l’intero individuo; ciò mi sembrerebbe più agevole.»

Voce materna di sostituzione — Un’uditrice, pp. 146-148

Un’uditrice chiede (p. 146, verbatim): «Allorché i genitori siano morti, cosa utilizzate per supplire alla voce materna nella cura Tomatis?» Sarkissoff risponde: «Capita che siano vecchie nonnine venute e che gentilmente hanno consentito di ottenere una voce materna.»

Il Prof. Tomatis sviluppa allora la posta in gioco terapeutica: la voce materna filtrata a 8.000 Hz «consente di armonizzare la relazione madre-figlio che è sempre perturbata nei bambini che ci si conducono. Si ha interesse a inondarli di V.M. con tutti i mezzi: attraverso una cuffia, altoparlanti, vibratori sulla pelle, ecc.» Tomatis considera di mescolare sullo stesso nastro la V.M. filtrata e della musica non filtrata. Riporta poi (pp. 147-148) un caso clinico in cui la rieducazione, dopo parecchie soglie di resistenza, non avanzava significativamente se non in occasione del ripassaggio della musica filtrata — informazione sonora non semantica — mentre ogni ritorno al linguaggio scatenava resistenze; sarà occorso molto tempo perché la voce della paziente passasse a destra.

Voce Materna o Musica Filtrata prima? — Dr Spirig, p. 148

Dr Spirig (verbatim): «È preferibile far passare, all’inizio del trattamento, la V.M. o la Musica Filtrata?» Pr Tomatis: «La voce materna filtrata a 8.000 Hz dà vantaggi enormi. Consente di armonizzare la relazione madre-figlio che è sempre perturbata nei bambini che ci si conducono.» Tomatis aggiunge che si può considerare di utilizzare la V.M. filtrata mescolata alla musica non filtrata sul medesimo nastro, e che sperimentazioni analoghe possono essere applicate agli adolescenti o ai giovani adulti («A.S.»).

Sulla nozione di morte e il cambiamento — Pr Tomatis, pp. 149-151

Per Tomatis, ciò che spaventa nella «pulsione di morte» attiene soprattutto a una parola. La morte, nella sua lettura, è anzitutto un «cambiamento», il passaggio a ciò che è differente. Egli invita a distinguere nel linguaggio del bambino tappe evolutive obbligatorie: dal babillage vegetativo («papà, pipì, popò, cacca») al linguaggio paterno, poi al linguaggio degli adulti. A ciascuna tappa, v’è un ritorno possibile indietro, stagnazioni da varcare e rischi di rinchiusura. La liberazione esige il cambiamento di struttura; l’angoscia dinanzi a tale cambiamento è per l’appunto ciò che si chiama paura della morte.

Al di là dell’esistenza — Sig. Mapples (Ottawa), p. 152

Il sig. Mapples (verbatim): «Così, guardando nel futuro, si può dire infine che non si muore mai.» Tomatis: «Sì, la vita è un continuum che si prosegue al di là della durata umana. Ma se consideriamo il futuro come essendo la prosecuzione dell’esistenza, la nostra memoria rischia di disturbarci nel passare da un fastidio all’altro. È la ragione per cui l’esistenza ci angoscia. Per contro, se si passa dall’esistenza alla vita reale, molte cose si trovano modificate. Bisogna a tal fine saper sormontare i propri fastidi, le proprie preoccupazioni, non essere aggrediti da ciò che avviene attorno a sé. Bisogna poter oggettivare gli eventi e non trovarsi costantemente coinvolti in un vasto programma che si svolge secondo la destinazione cosmica. Ed è così che la vita va ben al di là dell’esistenza, ben al di là della morte.

Cammin facendo, nel corso dell’evoluzione dell’essere, la coscienza cede il posto all’inconscio, dominandolo, comandandolo maggiormente. Vi rammenterò quell’immagine indù che dice che noi siamo vasi sempre assai agitati nei quali l’opacità è tale che non si vede più nulla di ciò che avviene accanto (è un poco il caso dell’autistico) ma in realtà noi non vogliamo vedere, perché ci disturba di andare al di là del nostro piccolo universo egocentrico.»

Lateralizzazione ed emisferi — Sig. Baltz (di Lione), pp. 152-156

Il sig. Baltz (verbatim): «Si è evocato poc’anzi il problema della lateralizzazione e parrebbe che tutto ciò sia condizionato dal problema del linguaggio. In qual misura le conoscenze attuali ci consentono di dire che sia situato nell’emisfero sinistro? Spingo la questione un po’ oltre giacché conosco già un poco la risposta del Dottore, ma occorrerebbe a tal fine che il centro del linguaggio fosse uniforme. Ora, vi può essere dualità, a un dato momento, in tale organizzazione del linguaggio. Cosa fa sì che si possa prendere parte sistematicamente per il centro del linguaggio a sinistra?»

Tomatis sviluppa allora a lungo (pp. 153-156) la propria teoria della duplice lateralità, cerebrale e uditiva. Parlare di destra e di sinistra non basta: si tratta altresì dell’organizzazione antero-posteriore del soggetto, della proiezione dinamica della coscienza, e del ruolo direttore dell’orecchio destro nella regolazione audio-vocale. Il linguaggio è viscerale e riposerebbe su rami soggiacenti del nervo vago. La lateralità uditiva, lungi dall’essere un semplice sotto-prodotto della lateralità cerebrale, ne sarebbe, nella lettura di Tomatis, la proiezione esteriore e il meccanismo direttore. Una domanda complementare del sig. Baltz (p. 156) sulla rieducazione parallela dell’orecchio e dell’occhio induce Tomatis a precisare che «il cervello sinistro è altresì destrimano in profondità».

Lateralità e lobectomia — Dr Deshayes (Orléans), pp. 154-155

Il Dr Deshayes segnala che in patologia neurologica, allorché le zone del cervello sinistro siano colpite, si osservano afasie generalmente irriducibili, mentre le zone destre omologhe lasciano sovente posto a recuperi più completi. Tomatis risponde con un caso clinico ricco: un bambino di 12 anni indirizzato da Penfield, operato di lobectomia sinistra in Canada, riportato a Parigi in uno stato d’instabilità motoria e di aggressività importante, nel quale la rieducazione sotto Orecchio Elettronico ha consentito di bascolare progressivamente la lateralità sino a ricostituire una vita attiva e normale.

Vita spirituale, gerarchizzazione, periodi di cambiamento — Pr Tomatis, p. 157

Il Prof. Tomatis articola la funzione maggiore dell’orecchio allo sfruttamento della coscienza soggiacente. Per varcare le soglie evolutive e cambiare struttura, l’angoscia che accompagna ogni periodo di cambiamento può essere restituita e addomesticata sotto Orecchio Elettronico. La gerarchizzazione delle funzioni cerebrali — nozione mutuata da Sarkissoff nella sua esposizione — chiarisce la presa di coscienza progressiva del tutto attraverso i gradi d’intelligenza più elevati.

Otosclerosi e vertigine di Ménière — Sig. Dardères, pp. 158-160

Sull’otosclerosi, il Pr Tomatis indica che, se si interviene prima dell’ossificazione, al momento di un processo tonico-vitale importante come la gravidanza, si può ottenere una regolazione profonda della gestazione e una modificazione del metabolismo calcico. Sulla vertigine di Ménière, Tomatis presenta l’ipotesi di una sindrome tripla — sordità, vertigini e ronzii — in cui la sovrapposizione neuro-fisiologica è tale che il soggetto decompensa per la resistenza che oppone all’alterazione labirintica. La rieducazione audio-vocale, restituendo un quadro uditivo tollerabile, può consentire al soggetto di reinvestire il proprio ambiente senza il rifiuto iniziale delle vertigini.

Dalla Sfinge a Edipo e Teseo — Pr Tomatis, pp. 160-162

Il sig. Dardères aveva posto due domande per iscritto, una delle quali sui rapporti eventuali dell’audizione con il complesso edipico. Il Pr Tomatis introduce allora un’esegesi mitologica di ampio respiro. Distingue parecchie soglie del linguaggio che il bambino deve varcare crescendo: il babillage vegetativo (Edipo-Sfinge, «quello dai piedi legati»), il linguaggio parentale, il linguaggio dei grandi («Creonte»). La liberazione esige di uccidere il primo linguaggio, vale a dire di lasciare la «nota paleo-celtica» della regressione infantile per accedere al linguaggio simbolico. Tale cambiamento è per l’appunto la «morte» di cui si è parlato poc’anzi. Tomatis intreccia allora le figure di Edipo a Colono, di Creonte, di Antigone e di Teseo per articolare la coscienza individuale e la coscienza collettiva. Teseo, attraverso le prove del Minotauro, libera la pulsione verso la coscienza pura; ritrova, in Egeo e nel Minotauro, i medesimi processi che in Edipo.

Conclusione (p. 162, verbatim)

«Si ritrovano dunque, in Teseo, i medesimi processi, i medesimi iter, le medesime prove che in Edipo, e l’incontro avverrà al medesimo livello d’integrazione, di comprensione.

Così, tale peripezia simbolizza il cammino del linguaggio che condurrà l’uomo verso la coscienza pura; è il cammino dell’esistenza che non è in sostanza che un lungo parto. Uscito dall’utero, l’uomo si impegna, dopo la filiera vaginale, in quella della famiglia, poi in quella dell’ambiente scolastico, poi in quella dell’ambiente sociale, per infine raggiungere la vera nascita che è la morte.»

+-+-+-+-+-+-+


Fonte: Sarkissoff J., «L’appareil Tomatis et la psychanalyse» (seguita dalla discussione presieduta dal Pr A. Tomatis), in Actes du IIe Congrès International d’Audio-Psycho-Phonologie, Parigi, 11-14 maggio 1972, pp. 118-162. Documento digitalizzato proveniente dagli archivi personali di Alfred Tomatis. Nota metodologica: la presente pubblicazione riproduce verbatim tra virgolette i passaggi perfettamente leggibili della tiratura al ciclostile (apertura pp. 118-119; identità fondamentale delle due cure p. 138; apertura del dibattito p. 139; scambi-chiave puntuali con i sigg. Dubard, Bonhomme, Spirig, Mapples, Baltz e altri; conclusione mitologica p. 162). I passaggi la cui lettura della tiratura non consente di garantire una fedeltà parola per parola sono restituiti sotto forma di sintesi narrativa esplicita, in corsivo, senza pretesa di citazione letterale.