«Suoni e colori» (SON Magazine, 1977)
Quattordicesimo colloquio della serie Alain Gerber × Alfred Tomatis in SON Magazine nel 1977 (numero esatto non identificato nella digitalizzazione). Tomatis esplora le corrispondenze tra suoni e colori a partire dagli yoga indiani (mantra e yantra) e dai sette chakra. Su uno schema punto per punto, fa corrispondere le frequenze uditive alle gamme cromatiche: 500 Hz = rosso (Vam), 1.000 Hz = arancione (Ram), 2.000 Hz = giallo (Yam), 3.000 Hz = verde (Ham), 6.000 Hz = blu (Xham). Egli racconta della cabina sperimentale costruita con il pittore Bellegarde, dei suoi propri «poteri» di lettura dei chakra («ho indovinato l’avvicinarsi di una persona nella folla di un aeroporto percependo lo splendore del suo chakra personale»), e corregge di sfuggita Rimbaud — il quale si è sbagliato di colore nel «Sonetto delle vocali» (A è rosso, non nero).
Rivista «SON» — n. (?) — 1977
Suoni e colori
Alfred A. TOMATIS
Colloquio raccolto da Alain Gerber
Mantra yoga e yantra yoga
Alain Gerber: La distribuzione delle frequenze sonore, Professor Tomatis, non è senza far pensare a quella dei colori del prisma. Si tratta di una semplice coincidenza, o esiste un rapporto più profondo tra i suoni e i colori?
Alfred Tomatis: Si può già osservare che, in certe civiltà, gli esseri in cerca di un’etica dinamizzante hanno fatto appello sia ai colori sia ai suoni per accedere alle condizioni dell’ascesi. È così che in India si possono distinguere due tecniche ascetiche: il mantra yoga e lo yantra yoga. Il primo utilizza i suoni. Il secondo, esso, introduce il disegno e i colori.
A. G.: In che modo?
A. T.: Anzitutto, si propongono alcune forme geometriche semplici (quadrato, cerchio, triangolo, ecc.) e si insegna al non iniziato a percepire tutta la simbolica sottostante a tali forme. Passato tale stadio, si comincia a iniettare i colori nel sistema.
A. G.: Ma se si distinguono mantra yoga e yantra yoga, non è precisamente perché si separa il suono dal colore?
A. T.: Lei ha ragione di sollevare tale obiezione. Ma stavo proprio per dirle che esiste una terza tecnica che realizza in qualche modo una sintesi delle due precedenti. Suoni e colori sono situati a certi livelli del corpo, ove essi si sovrappongono, un suono chiamando un colore e viceversa. Tali livelli corporei sono i «chakra», ovvero porte d’entrata dell’energia distribuita dall’universo nella persona umana.
Un chakra è in sostanza un’area di focalizzazione delle forze dell’universo. Ora, l’ascesi deve consentire allo yogi di visualizzare i chakra degli altri esseri. Essi gli appaiono allora come ruote colorate che girano. È un po’ come se fossimo in grado di vedere l’aureola sulla testa di un santo. Ciò che è importante per noi notare è che l’immagine del chakra può essere sollecitata dall’emissione di un suono particolare che ha teoricamente il potere di «accendere» il chakra in questione, ovvero di far girare la ruota (dico teoricamente perché la materializzazione del chakra è ottenuta solo da un numero relativamente ristretto di yogi). I chakra sono in numero di sette — come le note della gamma, lei lo noterà di passaggio…
La prova scientifica: la zona di maggior sensibilità
A. G.: Lei dà qui quella che chiamerei una prova dalla metafisica, se non dall’esoterismo. È sufficiente per far ammettere tale sovrapposizione dei colori e dei suoni?
A. T.: Lei ricorda che l’orecchio umano ha una gamma di percezione che si estende da 16 a 16.000 periodi circa, ovvero pressappoco su dieci o undici ottave. Sul piano della visione, per contro, abbiamo soltanto un’ottava. Ma se si rappresenta ciascun sistema con una curva, ci si accorge che vi sono tra i due tracciati corrispondenze quasi punto per punto.
Sarebbe troppo lungo farne la dimostrazione dettagliata. Mi basti dunque far notare che alla zona di affinità acustica eccezionale situata tra i 1.000 e i 2.000 periodi (quella stessa che determina tante qualità di timbro, di giustezza, ecc.) corrisponde nella visione una zona di maggior sensibilità. Si tratta nella fattispecie di sensibilità al giallo. Ciò significa che tale colore è quello che vediamo al massimo. In effetti, distinguiamo tutti senza sforzo una buona quarantina di gialli, mentre molte persone non percepiscono che due o tre verdi differenti.
Ora, il verde risponde a una zona acustica (quella dei 3.000-6.000 periodi) che è essa stessa una zona di oscurità uditiva, ove è difficile orientarsi — salvo che per orecchi molto esercitati come quelli dei musicisti. Il «buco» si situa soprattutto nelle vicinanze dei 3.000 periodi. È interessante osservare che l’orecchio del non musicista salta direttamente da 2.000 a 4.000, così come la nostra percezione passa molto velocemente sui verdi per andare dalla molteplicità dei gialli alla grande diversità degli azzurri. Sfuggono soltanto a quest’ultima regola certi pittori, le cui tele si trovano essere, precisamente, sinfonie di verdi (come Aujam, pittore delle foreste, che era un amico e poteva enumerare senza difficoltà una cinquantina di verdi differenti!).
In breve, alla stratificazione delle frequenze su una delle curve corrisponde termine a termine la stratificazione dei colori sull’altra.
La tabella delle corrispondenze chakra / frequenza / colore
| Sillaba | Frequenza | Colore |
|---|---|---|
| LAM | 16 Hz | Terra di Siena |
| VAM | 500 Hz | Rossi |
| RAM | 1.000 Hz | Aranci |
| YAM | 2.000 Hz | Gialli |
| HAM (Aum) | 3.000 Hz | Verde |
| XHAM | 6.000 Hz | Azzurri |
| impronunciabile | 16.000 Hz | Indaco |
La cabina sperimentale con il pittore Bellegarde
Vorrei parlarle di un’appassionante esperienza che abbiamo fatto, la mia équipe e io stesso, con il pittore Bellegarde. Non conoscevo tale artista quando mi sono imbattuto in una sua pittura che presentava, nello spazio, tale distribuzione dei colori, dalle terre di Siena agli indaco. Un’altra tela, altrettanto astratta, obbediva a un principio identico, ma la composizione era ancor più elaborata. Acquistai le due opere e, tornato a casa, notai voltandole che il pittore le aveva battezzate rispettivamente «Equilibrio dell’universo» ed «Equilibrio dell’uomo».
Egli aveva dunque tentato più o meno consapevolmente di realizzare una proiezione dell’uomo nella pittura, attraverso la ripartizione dei colori. Ciò non era senza far pensare alla filosofia dei chakra. Invitai Bellegarde a venire nel mio laboratorio e costruimmo una cabina sperimentale così concepita: terre di Siena al suolo, indaco al soffitto e, sulle pareti, da sinistra verso destra, tutta la successione di rossi, aranci, gialli, verdi e azzurri. Se la faccio entrare in tale cabina, lei constaterà immediatamente che una sorta di equilibrio si realizza in lei. Tutta l’immagine dell’uomo appare attraverso tale distribuzione delle tinte…
Avevamo fabbricato tale cabina in modo da poter spostare a piacere i pannelli colorati. È così che abbiamo potuto osservare, su noi stessi e sugli altri, fino a che punto l’occupante si trovasse aggredito nelle profondità stesse del suo essere allorché si invertiva l’ordine dei colori. Riflettendo su tale fenomeno, Bellegarde ebbe l’idea di mettere a punto cabine curative, ma non poté andare oltre in tale tentativo per il fatto che gli era impossibile tener conto di certi fenomeni psichici complessi, mutevoli, estremamente difficili da manipolare. Non posso dilungarmi al riguardo oggi, ma tale esperienza era in sé molto significativa.
Rimbaud si è sbagliato di colore
A. G.: Torniamo alla sovrapposizione dei suoni e dei colori. Rimbaud non ne ha forse avuto l’intuizione scrivendo il celebre «Sonetto delle vocali» («A nera, E bianca, I rossa…», ecc.)?
A. T.: Lo credo. L’inconveniente è che per ragioni d’ordine musicale (assonanza, ecc.), egli ogni volta si è sbagliato di colore! A, ad esempio, non è nera ma rossa, poiché si situa nelle vicinanze dei 500 periodi. L’Indiano, mettendo in corrispondenza un suono e un colore (essendo quello incaricato di suscitare questo al livello del chakra), ha instaurato un sistema molto più affidabile.
Ciascuno di tali suoni evocatori consiste in una sillaba in «am» resa più o meno sonora da una (o più) consonante(i) iniziale(i): Lam, Vam, Ram, Yam, Ham (il celebre «Aum»), Xham — completandosi la serie con una sillaba impronunciabile che, a immagine della grazia presso i cristiani, è o non è data all’individuo in cerca della realizzazione dello stato buddhico. Si constaterà, consultando la parte superiore dello schema, che la distribuzione delle sillabe è perfettamente giustificata dal punto di vista scientifico.
I livelli corporei dei chakra
A. G.: Lei parlava poc’anzi di livelli corporei…
A. T.: In effetti, il centro di ciascun chakra è situato in modo preciso sul corpo: il pube per il chakra che chiama Lam, la regione sotto-ombelicale per quello che chiama Vam, ecc.
A. G.: Esiste, anche per ciò, una giustificazione scientifica?
A. T.: Una cosa è certa: le civiltà come l’africana, ove statisticamente gli individui vedono soprattutto le nuance rosse e terra di Siena e odono soprattutto i gravi, sono, come per caso, quelle in cui le rappresentazioni umane attraverso la statuaria privilegiano di più la parte inferiore del corpo. Guardi la scultura nera: le gambe sono molto sovente enormi, mentre la maggior parte delle teste sono minuscole!
Per inciso, lei noterà che in linea generale, in tutte le civiltà, la testa è la parte del nostro corpo che facciamo più fatica a investire. Così, lei non avrà alcuna difficoltà a sentire dove finiscono i suoi piedi e dove cominciano le sue scarpe, mentre le sarà quasi impossibile determinare (senza ricorrere allo specchio o al tatto) dove cominciano i suoi capelli e dove si arresta il suo cranio!
Evocare un colore emettendo un suono
A. G.: Vorrei farle una domanda. Lei stesso, è riuscito a evocare un colore emettendo, alla maniera degli yogi, il suono corrispondente?
A. T.: Assolutamente! È vero che ho studiato e praticato lo yoga in modo approfondito per più anni. Ma anche se non è il suo caso, penso che lei potrà realizzare tale esperienza senza troppe difficoltà, a condizione tuttavia di ritirarsi in un luogo silenzioso e di concentrarsi su quanto fa.
Il dono di leggere i chakra
A. G.: Per contro, la visualizzazione dei chakra richiede, essa, tutta un’iniziazione?
A. T.: È esatto, ma non è un ostacolo insormontabile, tanto più che si può essere aiutati da un dono per la lettura dei chakra, talento innato che basta far fruttificare. Ho personalmente la fortuna di possedere tale dono, il che mi consente di verificare con le mie proprie esperienze la giustezza della concezione indiana. In altri termini, io vedo il chakra delle persone; vedo il chakra che, in esse, è «acceso» di preferenza agli altri: la dimensione del loro essere mediante cui esse irradiano.
«Di recente ancora, mi sono divertito a indovinare l’avvicinarsi di una persona che attendevo tra la folla di un aeroporto, prima ancora che i miei occhi potessero distinguerla, semplicemente percependo lo splendore del suo chakra personale che conoscevo.»
I disegni dei bambini come test psico-acustico
A. G.: Sarebbe lei in grado, eventualmente, di diagnosticare «a occhio nudo» a quale stadio della propria evoluzione acustica una data persona si trovi essere?
A. T.: Certamente. Ed è così vero che qui, al Centro del Linguaggio, ci serviamo come di un test psico-acustico dello studio dei disegni dei bambini secondo il loro colore dominante.
Posto di questo colloquio nella serie
Questo colloquio è il quattordicesimo di una serie di quindici. Per il sommario completo, si veda l’articolo-madre della serie.
Fonte: Alain Gerber, «Des sons et des couleurs — Alfred A. Tomatis», SON Magazine, n. non identificato, Parigi, 1977. Digitalizzazione: Christophe Besson, giugno 2010.